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Carestia in Somalia: centinaia di vittime. Onu: intervenire subito

Fame in Somalia - AP

Fame in Somalia - AP

La carestia colpisce nuovamente la Somalia. Le Nazioni Unite lanciano l’allarme: occorrono beni di prima necessità da portare con urgenza soprattutto nella regione sudoccidentale di Bay, dove nelle ultime 48 ore si contano ben 110 persone morte per fame. Cinque milioni i civili a rischio a rischio, afferma l’Onu, anche a causa della siccità e del colera. Il servizio di Giancarlo La Vella:

Stato di calamità nazionale in Somalia. La decisione è del governo di Mogadiscio che ha alzato le mani di fronte a questa nuova emergenza; rappresenta un grido d’aiuto alla comunità internazionale, affinché si arrestino le morti per fame. Se si interviene con urgenza sarà possibile limitare al massimo le conseguenze della carenza di cibo, ma ogni giorno di ritardo vuol dire nuove vittime, soprattutto tra i più deboli: bambini e anziani. Ma in Somalia non si muore solo per la fame. La siccità sta colpendo varie zone e rappresenta l’anticamera della carestia; dove non ci sono raccolti non c’è cibo. E poi c’è il colera che ha causato già almeno 70 vittime. Sullo sfondo, l’instabilità politica cronica del Paese, che da poche settimane ha un nuovo presidente, e la violenza del gruppo fondamentalista al-Shabab. Sulla situazione in Somalia sentiamo Marcelo Garcia, coordinatore dell'unità emergenze dell’ong Intersos, appena rientrato dal Paese del Corno d’Africa:

R. – Sono tornato da poco. Ora c’è un team Intersos nelle zone del Centro Sud Somalia, le più colpite dalla siccità. Le due stagioni delle piogge precedenti sono state scarsissime; i raccolti sono stati meno del 50 percento rispetto al previsto. Poi ovviamente ci sono i conflitti che devastano il Centro Sud della Somalia ormai da anni. Quindi le cause sono sia naturali sia dovute all’uomo.

D. - Come si può intervenire per alleviare questa emergenza?

R. - Intersos è una della pochissime ong presenti nel Centro Sud Somalia; ci sono zone gestite ancora dagli al-Shabaab, quindi ci sono ancora grandi problemi di accesso. Al livello interno, fortunatamente riusciamo ad essere presenti. È molto importante la distribuzione di cibo, perché la gente non ha di che mangiare e si concentra nei grossi centri urbani. Quindi attraverso gli elicotteri riusciamo ad arrivare in queste zone per portare generi alimentari. A livello esterno quello che noi vediamo è che non c’è nessuna visibilità di quello che sta succedendo adesso in Somalia. Quindi quello che state facendo voi come Radio Vaticana è ottimo. È importante parlarne, sensibilizzare l'opinione pubblica mondiale e, attraverso i canali di donazione, riuscire ad avere dei finanziamenti per poi andare avanti.

D. - La recente elezione del nuovo presidente aveva fatto sperare in una sorta di tentativo di ripresa di uno Stato che è senza Stato. Queste sono ancora emergenze troppo gravi davanti alle quali il governo non riesce a far fronte?

R. - Direi di sì. La crisi verrà difficilmente gestita dal governo, che appunto è nuovo e si trova a controllare una situazione politica difficilissima. La stessa comunità internazionale ha grandissime difficoltà, proprio per la mancanza di fondi e di coordinamento. Purtroppo i fondi che sono disponibili sono un trenta percento di quello di cui ci sarebbe bisogno.