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Bangui: sfollati lasciano Convento di Notre Dame e tornano a casa

Il Papa tra gli sfollati di Bangui (29 novembre 2015) - AP

Il Papa tra gli sfollati di Bangui (29 novembre 2015) - AP

“Tutti i profughi sono rientrati a casa!”: lo annuncia in un dispaccio - inviato all’Agenzia Fides - padre Federico Trinchero, missionario carmelitano scalzo che opera nel Convento di Nostra Signora del Monte Carmelo di Bangui, capitale della Repubblica Centrafricana, dove, a seguito della guerra civile scoppiata nel 2012, erano stati accolti 10.000 sfollati.

“Dopo tre anni e tre mesi, termina qui la nostra avventura iniziata il 5 dicembre del 2013. E questa è l’ultima puntata della storia del nostro convento diventato improvvisamente un campo profughi” scrive p. Federico. Qui di seguito pubblichiamo un estratto del suo racconto:

“Dal mese di gennaio un progetto finanziato dall’Alto Commissariato per i profughi dell’ONU, in collaborazione con il Governo Centrafricano e altri partner, ha permesso a tutti i nostri profughi (e a quelli, molto più numerosi, ancora accampati nei pressi dell’aeroporto di Bangui) di poter rientrare finalmente nei quartieri della città e di riprendere una vita normale. Ogni famiglia ha ricevuto un piccolo sostegno economico alle sole condizioni di trasportare tutte le proprie masserizie nella nuova residenza, smantellare la propria tenda e abbandonare definitivamente il campo. La partenza era libera e nessuno è stato obbligato ad abbandonare il campo; ma, di fatto, tutti hanno accettato volentieri di partire. Tutto si è svolto in modo ordinato e senza particolari intoppi. Anzi: siamo rimasti stupiti della maniera rapida, serena e disciplinata con la quale il nostro campo profughi si è svuotato e ha terminato la sua esistenza. Ovviamente tutto questo è stato possibile non solo grazie al piccolo incentivo economico, ma soprattutto per la situazione di tranquillità e sicurezza che ormai si è creata nella capitale. Questo nuovo clima ha incoraggiato i nostri profughi a compiere il grande passo e a iniziare una nuova vita nel quartiere di origine oppure in un altro quartiere della città.

L’8 gennaio abbiamo celebrato una Messa di ringraziamento al Signore per tutti i benefici di cui ci ha colmato in questi tre anni e per non averci mai fatto mancare la sua protezione e la sua provvidenza. Abbiamo terminato la Messa sulla collina al centro della nostra proprietà con la benedizione della città di Bangui e l'implorazione del dono della pace per tutto il Paese. In effetti, non bisogna dimenticare che, se la situazione è nettamente migliorata nella capitale, non è così in altre zone del Paese, come Bocaranga o Bambari. Piccoli gruppi di ribelli – non sempre ben identificabili, spesso divisi tra loro e poco chiari nelle loro rivendicazioni – continuano purtroppo a compiere azioni criminali causando vittime innocenti, seminando paura e costringendo la popolazione ad abbandonare i centri abitati. Con molta fatica la missione dell’ONU cerca di arginare questi fenomeni che, si spera, dovranno assolutamente essere sradicati per permettere a tutto il Paese – non solo alla capitale – di imboccare risolutamente il cammino della pace e dello sviluppo”.