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Piana di Ninive, il dolore dei cristiani perseguitati

La chiesa madre di Quaraqosh - REUTERS

La chiesa madre di Quaraqosh - REUTERS

“Cimiteri profanati, tombe distrutte, altari frantumati, chiese incendiate, cappelle trasformate in poligoni di tiro”. Alessandro Monteduro, direttore della Fondazione Pontificia ‘Aiuto alla Chiesa che Soffre’, vorrebbe non raccontare i dettagli di quello che è stato un viaggio straziante nella Piana di Ninive, in Iraq: “ Siamo andati per incontrare i cristiani perseguitati, per dare loro sostegno. Abbiamo toccato con mano la disperazione: villaggi di antica tradizione rasi al suolo dai terroristi del cosiddetto Sato islamico. Bartella, Karemless, Qaraqosh, Batnaya, Teskoff sono di nuovo liberi ma senza un’anima. Sono i luoghi del martirio dei nostri giorni che purtroppo l’Occidente ha dimenticato. Rievocare tutto ciò mi fa male al cuore, ma non si può ancora tacere. Non si può”.

Ad accompagnare il direttore di Acs-Italia in questa vera e propria discesa all’inferno è stato il vescovo di Carpi, mons. Francesco Cavina. Nella chiesa madre di Qaraqosh ha celebrato la  Santa Messa: “Celebrare il Sacrificio di Cristo in un luogo così ci fa capire che c’è un sacrificio fisico che si perpetua nei cristiani iracheni” ragiona con dolore. Poi apre alla speranza, sopita ma mai cancellata: “La speranza la intravedo in questa chiesa che è stata recuperata, nei nostri fratelli che, nelle loro veloci incursioni nei villaggi d’origine per verificare le condizioni delle loro case, si sono preoccupati di rialzare il Crocifisso”.

E' nei numeri che invece Monteduro  percepisce la premessa per un futuro migliore. Racconta che “a Telskoff prima dell’occupazione degli uomini dell’Isis, nel 2014, abitavano 1400 famiglie caldee, tutte costrette alla fuga. Negli ultimi due mesi ben 170 sono rientrate nel villaggio”. Con molta difficoltà i cristiani stanno tornando.


(Federico Piana)