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Società \ Cultura e arte

Gifuni: se a teatro si crea campo magnetico, allora funziona

Fabrizio Gifuni - ph. Filippo Manzini - RV

Fabrizio Gifuni - ph. Filippo Manzini - RV

"L’attore non è altro che colui che cerca di riguadagnare la straordinaria libertà che hanno i bambini nello scatenare il proprio immaginario e il proprio corpo nel gioco". Fabrizio Gifuni, al Teatro Vascello, presenta il ciclo di spettacoli "L'autore e il suo doppio".

Il ciclo - in scena a Roma fino al 12 marzo (con testi di Pasolini, Testori, Cortazar-Bolano) - ha esordito con "Lo Straniero", di Albert Camus: "Ho cercato di togliere tutte le sovrastrutture a questo testo e ho cercato un abbandono. L’anaffettività di Marceau, con cui affronta tutta la sua esistenza, ha a che fare con una ineluttibilità del dire la verità. Anche i flussi migratori hanno un carattere ineluttabile, accadono e basta. Possiamo dunque leggerlo guardando all’attualità, a patto però di accettare il termine straniero nella sua condizione esistenziale: chi di noi può dire di conoscere se stesso prima ancora che il vicino di pianerottolo o lo straniero, appunto, che ha attraversato il mare?".

La condizione dell’attore è privilegiata nell’interpretare l’altro da sé: "L’attore non è altro che colui che cerca di riguadagnare la straordinaria libertà che hanno i bambini nello scatenare il proprio immaingario e il proprio corpo nel gioco. E lo fa con una coscienza adulta, avendo la possibilità di attingere a testi meravigliosi", spiega Gifuni. "E’ una grande opportunità per chi è in scena - il quale temporamente si stacca dal coro della comunità e va sul palcoscenico a raccontare una storia - ma anche per chi rimane seduto, che non è spettatore. Ciò che avviene a teatro non è qualcosa a cui si assiste. Avviene in presenza dei corpi vivi delle persone e ciò che avviene tra quei corpi sul palco e quei corpi seduti è un ‘campo magnetico’, il risultato della trasmissione di onde, e quando si crea questo, allora la lettura, l’interpretazione, la regia possono assumere la valenza di qualcosa che resta", sottolinea l'attore. "Il corpo, anche immobile (come ne Lo Straniero) può arrivare a temperature altissime in scena come nella vita - conclude Gifuni - anche in queste condizioni. Non c’è bisogno di correre in lungo e in largo sul palcoscenico per costruire un’azione. Qualche volta, non sempre, può essere un’azione assolutamente interna e che però si vede e si sente moltissimo". 

 


(Antonella Palermo)