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Chiesa Filippine ribadisce con forza il suo no alla pena di morte

Filippine: manifestazioni contro la pena di morte - EPA

Filippine: manifestazioni contro la pena di morte - EPA

Le Filippine si avviano a reintrodurre la pena di morte. Il Congresso dei deputati ha approvato la legge che si applica ai reati legati alla criminalità organizzata e al traffico di droga. Il testo passa ora al Senato. La Chiesa locale, da sempre schierata contro il pugno duro del presidente Duterte per frenare la piaga del narcotraffico, in un appello ha chiesto che la tutela della vita umana prevalga su ogni politica di sicurezza. Sulla linea del capo dello Stato, Giancarlo La Vella ha intervistato padre Gianni Re, missionario del Pime, da anni nelle Filippine:

R. - Prima ancora di diventare presidente, durante la campagna elettorale, Duterte aveva fatto dei suoi punti forza quello di ristabilire la pena di morte. La cosa che ci ha un po’  sorpreso, in un certo senso positivamente almeno per noi, è che ci sono stati più congressisti che hanno votato contro questa legge di quanti si pensasse. Poi c’è da dire che la normativa è stata molto annacquata: in pratica fino a questo momento l’unico crimine che viene penalizzato è quello del traffico e spaccio di droga; altri crimini, per il momento, sono stati tolti proprio per facilitare l’approvazione della reintroduzione della pena di morte. Adesso la legge deve passare in Senato e probabilmente riusciranno a far passare questa legge, perché il presidente la vuole in modo abbastanza deciso.

D. - La Chiesa si sta schierando contro il pugno duro utilizzato dal presidente per debellare la piaga del narcotraffico …

R. - Sì, all’inizio molto cautamente; adesso con una voce un po’ più forte, specialmente con l’ultima lettera pastorale. Questo è un motivo per cui il presidente era piuttosto contrariato nei confronti dei vescovi e dei sacerdoti, in genere della Chiesa cattolica, perché fin dall’inizio si sapeva che la Chiesa era contraria a questo mondo di affrontare la criminalità.

D. - Sta dando dei risultati questo nuovo atteggiamento nei confronti della criminalità organizzata e del narcotraffico?

R. - Da una parte dicono - però i numeri vengono dalla polizia e dal governo - che è diminuito il numero dei crimini comuni, però è aumentato quello delle persone uccise in modo violento.

D. – Ecco, questa è l’altra faccia della medaglia: persone uccise o addirittura sparite. C’è parte della popolazione che sta reagendo a questo stato di cose?

R. - Ancora molto poco. Un certo numero di intellettuali sta reagendo, puntando sul fatto che, anche in altre nazioni, sia la reintroduzione della pena di morte, che queste uccisioni facili, non hanno risolto il problema della droga o altri problemi legati alla criminalità. Però appunto la gente comune, un po’ per paura e un po’ per mancanza di conoscenza dei fatti, per il momento sembra ancora dare ragione alla posizione del governo. Bisognerà aspettare per vedere se il governo riesce a mantenere le promesse fatte durante la campagna, soprattutto nell’aumentare i salari, le pensioni e altro. Se dovesse riuscire in questa cosa, allora la maggior parte della gente sarà a favore del governo.