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Medio Oriente: Hamas accetta i confini palestinesi post 1967

Manifestazione a Gaza - AFP

Manifestazione a Gaza - AFP

Importante decisione del movimento palestinese di Hamas, che potrebbe avere ricadute positive sulla crisi mediorientale. Hamas, che governa nella Striscia di Gaza, sta per annunciare l'adozione di un nuovo statuto, nel quale per la prima volta si riferisce al conflitto con gli israeliani come “lotta contro gli occupanti” e non più “contro gli ebrei”, rinunciando inoltre alla rivendicazione di tutta la Palestina storica. Verrebbero infatti accettati i confini post 1967. Giancarlo la Vella ne ha parlato con Giorgio Bernardelli, esperto di Medio Oriente:

R. – Certamente è un passaggio importante, con la premessa che si tratta di anticipazioni che andranno verificate alla prova dei fatti. Ma, detto questo, credo che vada letto piuttosto nel contesto della storia recente di Hamas, la storia di una grave crisi e di un isolamento profondo. Più che rispetto ad una svolta immediata su quel che riguarda la gestione del conflitto israelo-palestinese, credo che l’obiettivo di questo passo di Hamas sia fare uscire il movimento dall’isolamento in cui si trova. Hamas è il movimento che ha pagato in maniera più dura tutto quello che è successo con la stagione delle primavere arabe. Prima del 2011 il leader di Hamas stava a Damasco e qui poteva contare su una rete di alleanze, anche di appoggi importanti all’interno del mondo arabo e anche di collegamenti con il mondo sciita. Tutto quello che è successo dopo, ha portato Hamas a una gravissima situazione di isolamento e oggi, con questo passo, cerca di uscire dalla situazione in cui si trova.

D. - Accettare i confini del 1967, di fatto, cosa vuol dire?

R. - Vuol dire accettare che la lotta che viene portata avanti è per la creazione di uno Stato palestinese che comprenda solo quei territori esterni a quello di Israele internazionalmente riconosciuto dopo la guerra del 1948, per cui, sostanzialmente, i territori che si trovano fra la sponda occidentale del fiume Giordano e la Giordania. Questo è un passo importante, perché fino ad oggi Hamas non faceva nessun riferimento ai confini del 1967, ma si poneva come movimento che mirava alla liberazione dell’intera Palestina, intesa come la Palestina storica del mandato britannico. Per cui, di fatto, è un riconoscimento implicito della presenza dello Stato di Israele.

D. - Appare molto importante che si definisca non più Israele come Stato ebraico, ma come Stato occupante …

R. - Credo che però queste siano distinzioni un po' troppo sottili. Credo che nell’immediato non muterà moltissimo nei rapporti tra Hamas e Israele: Israele continuerà a considerare Hamas un nemico e viceversa. Quello che potrebbe realisticamente succedere è una maggiore facilità in quel tipo di contatti sotterranei, che comunque ci sono sempre stati anche in questi anni per la gestione pratica del conflitto, vale a dire per la soluzione di quelle situazioni di crisi che vengono a crearsi quando - da parte di qualche movimento ancora più estremista rispetto ad Hamas – ad esempio, partono da Gaza dei razzi che vanno poi a colpire cittadine nello Stato di Israele. In questo tipo di contatti, forse, le cose diventeranno un po’ più facili.