Leggi l'articolo Vai alla navigazione

Social:

RSS:

Radio Vaticana

la voce del Papa e della Chiesa in dialogo con il mondo

lingua:

RV ITALIA - 105 FM

Chiesa \ Ecumenismo

500° Riforma, Buzzi: battesimo ci chiama a celebrare insieme

Un momento della preghiera ecumenica comune nella Cattedrale luterana di Lund - OSS_ROM

Un momento della preghiera ecumenica comune nella Cattedrale luterana di Lund - OSS_ROM

“L’obiettivo di Lutero, quando 500 anni fa pubblicò le sue 95 tesi, era quello di risvegliare la cristianità ad un’esigenza di serietà e profondità. Quindi, un richiamo alla conversione, che non costituisce semplicemente un momento della vita cristiana ma la definisce nella sua totalità. In questa prospettiva, il cristiano è colui che quotidianamente, momento per momento, si converte a Dio nell’incontro con Gesù Cristo”. A spiegarlo, nell’anno in cui si celebra con varie iniziative, anche nel mondo cattolico, il quinto centenario della Riforma protestante, è mons. Franco Buzzi, prefetto della Biblioteca Ambrosiana di Milano, tra i fondatori dell’Accademia di studi luterani in Italia (Asli), tra i maggiori esperti italiani della stagione della Riforma.

Lutero non voleva dividere 
“Se è vero che, a partire dal gesto di Lutero,  si è generata una contrapposizione, una frattura fra cattolici e protestanti, che è durata cinque secoli, il suo intento non era dividere la Chiesa ma riportarla alla purezza dell’Evangelo. E’ indubbio che la predicazione delle indulgenze che avveniva alla sua epoca dava l’idea di una mercificazione della salvezza. Allora, contro l’idea che l’uomo sia in grado solo con le sue opere, le sue forze, o addirittura i suoi soldi, di ottenere la salvezza, Lutero intervenne a riaffermare che la salvezza ci viene portata da Cristo e possiamo ottenerla solo aderendo a lui con fede. Perché il dono che la Scrittura ci fa quando ci parla nella predicazione è la grazia di aderire alla Parola annunciata”.

Le cause politiche della divisione 
La ferita che porta alla nascita della Riforma protestante ha, secondo mons. Buzzi, altre cause storiche. “Alla base della divisione ci fu un’incomprensione crescente che non consentì alle due parti di avvicinarsi in maniera sensibile. Nella sua Lettera a Leone X, Lutero parla della libertà del cristiano e mostra una spiritualità molto vicina ai grandi autori cristiani come S. Francesco o Sant’Ignazio, Santa Teresa d’Avila o S. Giovanni della croce. Esprime quel mistero cristiano della partecipazione ascetica alla vita di Cristo che tutti i grandi mistici hanno descritto, prima e dopo la Riforma. Anche in Lutero c’erano perciò degli spunti che avrebbero dovuto essere valorizzati. Ma la cosa non accadde – spiega il prof. Buzzi – perché erano in gioco grandi interessi, anche politici, da una parte e dall’altra. Il fenomeno Lutero, infatti, si concretizza all’interno di una Germania che era caratterizzata allora da piccoli poteri, potestà, principati, ducati, che facevano fatica ad accordarsi fra di loro, ma sentivano insieme l’esigenza di liberarsi dai pesi monetari ed economici, cioè le tasse che dovevano pagare alla Chiesa di Roma. E da lì nasce l’idea di costituire una Chiesa, relativamente indipendente”.

Il viaggio del Papa in Svezia 
“Il viaggio di Papa Francesco in Svezia dello scorso ottobre, su invito della Federazione luterana mondiale, per la commemorazione comune della Riforma, rappresenta la seconda tappa di un percorso iniziato con la Prima dichiarazione congiunta cattolico-luterana del 31 ottobre 1999, firmata da Augusta”, commenta Buzzi. “Lì si affermava che luterani e cattolici sono uniti dalla professione della stessa fede in Cristo e ne conseguiva la necessità di operare insieme in Cristo. Da qui, il viaggio di Francesco a Lund, per portare alla luce che i luterani non sostengono una fede che prescinde dalle opere”. “Lutero era convinto che la fede fosse una realtà viva, operosa e dunque se da essa non nascono opere essa non è più fede. Dunque, affermare insieme – com’è stato fatto a Lund – che cattolici e luterani debbono rendere testimonianza comune a Cristo in tutte le opere che scaturiscono dalla fede dei credenti, è il secondo passo di unione di un cammino già intrapreso”.

Continuità ecumenica 
“I gesti ecumenici di Francesco s’inseriscono in un cammino già iniziato dai suoi predecessori, un cammino che definirei almeno secolare. Le dichiarazioni del magistero si sono inserite in un tessuto condiviso di studi e ricerca e nel contesto di un popolo che dalla base ha sempre voluto un’unione più profonda e reciproca”. “Noi cattolici – conclude mons. Buzzi – siamo chiamati quest’anno a celebrare insieme ai luterani questo 500°, riconoscendo questa unione più profonda che già da adesso ci lega: il battesimo comune che ci rende tutti partecipi dell’identica Chiesa, anche se a livelli diversi. E’ indiscutibile, infatti, che chi è battezzato sia membro del corpo vivo di Cristo e quindi parte della Chiesa”.


(Fabio Colagrande)