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Onu: fame e sete colpiscono 20 milioni di persone nel mondo

Confine tra Etiopia e Kenya - AP

Confine tra Etiopia e Kenya - AP

“Venti milioni di persone sono colpite da fame e carestia, il mondo si trova di fronte alla più grande crisi umanitaria dal 1945”. E’ la denuncia del capo degli affari umanitari dell'Onu, Stephen O'Brien che, al Consiglio di Sicurezza Onu, ha invocato l’immediata convergenza di aiuti. Massimiliano Menichetti:

E’ l’allarme più grave da sessant’anni a rischio, per la mancanza di acqua e cibo, 18.8 milioni di persone. La più grande crisi umanitaria sta avvenendo in Yemen, Paese per altro devastato dalla guerra tra ribelli sciiti houthi e la coalizione a guida saudita: qui i due terzi della popolazione ha bisogno di aiuto. Drammatica la situazione anche in Sud Sudan, Somalia e Nigeria, altre tre realtà strangolate da carestia, fame, siccità, terrorismo e instabilità politica. Ma le cose non vanno meglio in Malawi, Kenya, Tanzania, Etiopia ed Eritrea. In questo quadro si moltiplicano gli appelli, anche in sede Onu, a sforzi globali collettivi e coordinati senza i quali la gente morirà di fame e malattie. Intanto le Conferenze episcopali locali, con ogni mezzo, cercano di aiutare la popolazione, ma il mondo, quello che beve e mangia, sembra limitarsi a lanciare allarmi. Michele Vollaro giornalista di "Africa e Affari":

R. - Recentemente a Oslo c’è stata una conferenza internazionale per l’emergenza nel bacino del Lago Ciad che è condiviso da Nigeria, Niger, Ciad e Camerun. Un’emergenza causata dalla siccità, dalla carestia, dalla difficile condizione economica che evidentemente si vive in quell’area del Sahel e dal gruppo radicale di Boko Haram. L’agenzia delle Nazioni Unite alla vigilia della conferenza aveva chiesto come contributo alla comunità dei donatori un miliardo di dollari: la risposta della comunità internazionale è stata promettere 484 milioni di dollari, meno di un terzo.

D. - I ripetuti appelli dunque cadono nel silenzio, o quasi, nonostante a rischio ci siano milioni di persone: cosa si può fare? 

R. - Passare da una risposta emergenziale a una risposta di medio e lungo periodo: costruire delle soluzioni che possano in qualche modo creare reale sviluppo sul complesso del contesto economico e sociale di questi Paesi: posti di lavoro, opportunità di crescita economica e sociale. Se non si crea sviluppo e una crescita sostenibile che sia in grado di dare una risposta capace di reagire ai cambiamenti climatici è evidente che gli appelli alle donazioni si possono continuare a fare, ma rimarranno senza risposta e non daranno alcuna soluzione di lungo periodo.