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Compie 100 anni mons. Benedetti, vescovo più anziano d'Italia

Mons. Giovanni Benedetti - RV

Mons. Giovanni Benedetti - RV

Ha appena spento 100 candeline ed è oggi il vescovo più anziano di Italia: mons. Giovanni Benedetti, vescovo emerito di Foligno, nato a Spello il 12 marzo 1917 è il quarto presule più longevo al mondo.

Esperto divulgatore del pensiero di De Lubac
In un comunicato la Conferenza episcopale umbra esprime i suoi “auguri più affettuosi”  ad un uomo distintosi per “l’acume pastorale, la profondità spirituale, la raffinata intelligenza e la premura paterna”. Di mons. Benedetti viene sottolineata la profonda visione conciliare della Chiesa, che ha sostenuto attraverso lo studio e la diffusione in Italia del pensiero teologico del gesuita francese Henri-Marie De Lubac.

Pastore attento ai giovani, ai sacerdoti, ai sofferenti
Ordinato presbitero il 26 maggio 1940, eletto vescovo da Paolo Vi nel 1974, egli ha concepito come prioritaria ’attuazione del Concilio Vaticano II soprattutto a partire dal 1976, anno in cui ha intrapreso la guida della diocesi di Foligno. Apprezzato insegnante di materie teologiche, era convinto che la teologia più che fornire risposte dovesse suscitare interrogativi e domande”. I vescovi umbri rendono omaggio alla grande passione spesa da mons Benedetti nella cura pastorale della sua diocesi e nella sua speciale attenzione nei riguardi dei giovani, dei sacerdoti e di quanti segnati dalla sofferenza.

Esempio di vecchiaia, tempo di grazia
Dell’anziano vescovo va ricordata inoltre la passione per il giornalismo quando diresse  “La Gazzetta di Foligno” e “La Voce”, oltre che la sua prossimità ai ragazzi emersa soprattutto in qualità di direttore spirituale e assidente della Gioventù Femminile di Azione Cattolica. Oggi mons. Benedetti vive nella casa del clero di Villa Pasquini a Foligno, assicurando una presenza costante e discreta, fatta di preghiera, studio e guida spirituale: il suo è un esempio di terza età vissuta, per usare un’espressione di Papa Francesco, come “un tempo di grazia”, nel quale il Signore “ci chiama a custodire e trasmettere la fede, ci chiama a pregare, specialmente a intercedere; ci chiama ad essere vicino a chi ha bisogno”. (A cura di Paolo Ondarza)