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Brexit. La Scozia ipotizza secondo referendum per secessione

Primo ministro britannico Theresa May e il primo ministro scozzese Nicola Sturgeon - EPA

Primo ministro britannico Theresa May e il primo ministro scozzese Nicola Sturgeon - EPA

Entro marzo Londra notificherà formalmente il recesso dall'Unione europea. Lo ha confermato, Downing Street, smentendo voci di stampa che davano per oggi il fatidico passo. Intanto la Scozia torna a ribadire il suo “no” alla Brexit è ipotizza nuovamente un referendum sulla secessione, fra il 2018 e il 2019. Massimiliano Menichetti:

In Gran Bretagna si avvicina l’ora zero. Ieri la Camera dei Lord ha dato il via libera definitivo alla legge sulla Brexit. L’esecutivo di Theresa May infatti, dopo la firma della regina Elisabetta II, sarà in grado di ricorrere all'articolo 50 dei Trattati europei, attivando la procedura di distacco dall'Unione. Il rallentamento, fino ad ora, era dovuto alla bocciatura da parte dei membri della Camera dei Comuni di due emendamenti, passati in precedenza alla Camera dei Lord, i quali stabilivano che il Parlamento dovesse dare il via libera all'accordo finale sull'uscita della Gran Bretagna e prevedevano la garanzia di alcuni diritti per gli europei residenti nel regno Unito. l'esecutivo Tory dunque va avanti soddisfatto, ma di tutt’altro segno è la valutazione di quello indipendentista d'Edimburgo. La Scozia infatti pur di evitare l’uscita dall’Ue ipotizza un secondo referendum sulla secessione, fra il 2018 e il 2019, dopo che il 23 giugno, nella consultazione per la Brexit, come l'Irlanda del Nord ha votato a maggioranza per il “Remain”. Per la Scozia, Londra ha eretto "un muro d'intransigenza" di fronte a cui "non è possibile far altro" che riaccendere il fronte referendario, “prima che sia troppo tardi”.