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Corso Foro Interno. Mons. Nykiel: sacerdoti incoraggino chi si confessa

Papa Francesco confessa un'anziana signora - AFP

Papa Francesco confessa un'anziana signora - AFP

Con la Lectio magistralis del cardinale Mauro Piacenza, Penitenziere Maggiore, si apre questo pomeriggio a Palazzo della Cancelleria, in Vaticano, il Corso sul Foro interno che da ben 27 anni la Penitenzieria Apostolica organizza durante il tempo quaresimale. In conclusione, la mattina di venerdì 17 marzo, i partecipanti saranno ricevuti in udienza dal Papa, che, nel pomeriggio presiederà una Celebrazione penitenziale nella Basilica di San Pietro. Sui motivi per cui Papa Francesco ritiene fondamentale la formazione dei sacerdoti per una retta amministrazione del Sacramento della Confessione, sentiamo mons. Krzysztof Nykiel, Reggente della Penitenzieria Apostolica, al microfono di Fabio Colagrande:

R. - Perché Papa Francesco ritiene che la misericordia sia il cuore del vangelo. La Chiesa deve ricordare innanzitutto a se stessa e agli uomini del nostro tempo che alle sorgenti della Sua missione di riconciliazione si trova la volontà di Dio che tutti si salvino e giungano alla felicità eterna. Un canale privilegiato attraverso il quale la Chiesa annuncia la misericordia di Dio più grande del male e del peccato è proprio il Sacramento della Riconciliazione. Pertanto, è necessario che i ministri di questo Sacramento siano adeguatamente formati perché chiunque si accosti al confessionale possa fare un’autentica esperienza dell’amore misericordioso di Dio.

D. - In che modo un sacerdote può aiutare il penitente che si accosta al confessionale a sentire nella propria vita la presenza della misericordia di Dio

R. - Innanzitutto accogliendo benevolmente il penitente come il Padre misericordioso, nel Vangelo di Luca, accoglie il figlio minore che ritornava a casa. Un padre che attende, va incontro, stringe, perdona, dimentica e ristabilisce; un padre che sa intercettare, dal cuore dell’altro, l’invocazione di aiuto e di perdono. Nel contesto delle sfide che il Sacramento della Penitenza pone oggi, il ministero sacerdotale della Confessione si presenta come un servizio impegnativo, difficile, ma esaltante, in cui l’accoglienza, come primo momento, coinvolge confessore e penitente in un unico movimento di fede e amore: l’altro, da me accolto e rispettato, è altro da me ed è portatore di un mistero che va oltre me. In questo spirito rendere visibile l’amore misericordioso di Dio Padre, nel confessionale, è uno degli aspetti più entusiasmanti del ministero sacerdotale, ma anche una responsabilità. Nell’esercizio del ministero della Riconciliazione, i sacerdoti devono cercare di svolgere la loro missione in sintonia con la dottrina del magistero ecclesiastico, procedendo con prudenza, discrezione, pazienza, discernimento e bontà. Ciò che occorre evitare è il pericolo di creare l’“angoscia” del peccato, o il “complesso di colpa” nel penitente, il quale, invece, ha bisogno di essere incoraggiato a riporre tutta la sua fiducia nell’infinita misericordia di Dio.

D. - Eccellenza, che consiglio potrebbe dare ai sacerdoti che si trovano a confrontarsi, nel confessionale, con penitenti in condizioni particolari?

R. - In confessionale si possono presentare casi particolari che richiedono un’adeguata conoscenza della bioetica o della teologia morale e il sacerdote si può trovare in difficoltà. In tal caso, può chiedere un po’ di tempo per esprimere un parere in merito e consultare la Penitenzieria Apostolica. Ma la preparazione dottrinale del confessore deve essere tale da consentirgli almeno di percepire la possibile esistenza di un problema. In tale caso la prudenza pastorale, unita all’umiltà, lo porterà a scegliere se inviare il penitente ad un altro confessore o fissare un appuntamento per un nuovo incontro. Nessun confessore deve mai ritenersi padrone del Sacramento che amministra perché il sacerdote sa bene di essere egli stesso un peccatore perdonato. Papa Francesco l’ha ribadito recentemente nel discorso rivolto ai parroci della diocesi di Roma: “Un sacerdote o un vescovo che non si sente peccatore, che non si confessa, si chiude in sé, non progredisce nella fede”. L’ufficio della confessione richiede tanta umiltà, grande equilibrio, maturità umana e profondità di vita spirituale.