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L'architetto Mario Bellini: "Vorrei realizzare una chiesa"

Mario Bellini - RV

Mario Bellini - RV

"La bellezza è indicibile, però la possiamo percepire. Essa è eversiva perché il risultato di uno stato di grazia di una comunità. Non è qualcosa che si compra. E’ come quando uno cammina in un bosco, deve scegliere un albero, si arrampica, poi deve scegliere un ramo, poi si guarda in giro, valuta, e deve scegliere il frutto, ma il frutto non c’è… allora scende e ricomincia…”. Mario Bellini, 82 anni, otto Compassi d'Oro, ha firmato oggetti entrati nelle case e negli uffici di tutto il mondo, nonché Centri Congressi, Musei, Fiere, dal Giappone agli Usa, dalla Germania all'Australia. Il contrario dell'archistar. Un talento capace di passare con naturalezza dalla piccola alla grande scala con risultati straordinari e anticipatori di gusto e stile. 

"Stiamo attenti a studiare le nostre tipiche città d’arte italiane - avverte, richiamando al senso di responsabilità che un progettista deve sentire su di sé - perché, se studiate semplicemente da abitanti, camminandoci, orientandosi da sé, vedendo prospettive, rapporti, distanze, guardando le piazze come soggiorni di una casa, le finestre come gli occhi, i negozi come i mobili… ci si accorge che proprio questo fa delle città un capolavoro da cui non si può prescindere. Un urbanista, un architetto deve rendersi conto che ogni suo intervento è dunque delicatissimo e va a toccare il libro di pietra della storia di quella comunità e di quel luogo".

Sembra proprio di vedere tanti capisaldi della Enciclica Laudato Sì nella concezione di progettazione incarnata da Mario Bellini: "Il progresso non esiste -dice - esiste invece lo svolgimento della missione dell’essere umano su questo pianeta, coltivarlo, mantenerlo, utilizzarlo come luogo dell’azione del suo essere. Viviamo in un mondo sempre più educato a questo atteggiamento, ma dobbiamo stare attenti a non distruggerlo in poche mosse. Sia che si metta mano sulle città, sia che si metta mano sulle cose piccole, le sedie, per esempio. Pochi architetti hanno disegnato una bella sedia. Se lo si fa malamente, non consentendo una vita intelligente, aiutata dalla giustezza delle cose disegnate, si spreca la vita, le occasioni, le risorse. Significa diseducare. Progettare vuol dire dare dignità all’essere umano". 

E si torna a parlare di periferie, quelle "frange di un centro urbano che non hanno carattere. Le non città", risultato di tessuti sfaldati e spesso accresciuti di escrescenze quasi tumorali, in cui tutti i segni che fanno bella una città sono rotti e chi abita lì sente di essere emarginato". Come si fa a riqualificarle? "Rimetterci mano vuol dire rammendare piano piano questo accumulo casuale e farlo diventare parte di un città. E’ difficile ma non è impossibile. Richiede prima di tutto che gli abitanti riescano a sentirsi cittadini di un luogo e non persone che non hanno radici". E si arriva a toccare il delicatissimo tema dei profughi che rimodulano le città e della necessità di integrarli "senza interventi violenti dettati solo dalle speculazioni o dalle necessità immediate".

Proprio nelle periferie piacerebbe a Bellini affrontare quella che egli stesso definisce la sfida più difficile: realizzare una chiesa: "C’era stato un momento vent’anni fa quando a Milano c’era un monsignore che si dedicava molto alla realizzazione degli edifici di culto. Ho ritrovato l’altro giorno, mettendo ordine nei miei archivi, i disegni di una chiesa che sarebbe bellissima, nuova… il fatto è che è una cosa difficilissima…non bisogna ovviamente essere solo funzionali; per me è spirituale anche una sedia. Non bisogna mai cadere nel bieco spiritualismo simbolico quando si progetta un luogo sacro, perché poi diventa stucchevole". 

Gli interessano i luoghi capaci di creare relazioni tra le persone, dialoganti, come il Museo per le arti islamiche al Louvre, di cui ci racconta la genesi. E intanto illustra il più importante progetto, nel ruolo di allestitore, in corso a Roma. "Sto mettendo a punto una vera scommessa", conclude. "L’Antiquarium forense, accanto al Colosseo, sarà un luogo dove sarà messa in scena un'infinità di oggetti antichi, sfruttando i rilievi dei monumenti a cui appartenevano, e ricostruendo così in modo affascinante e non noioso per il visitatore, un puzzle emozionante"

 

 


(Antonella Palermo)