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Santa Sede: in Siria inutile strage, comunità internazionale responsabile

Mons. Jurkovič: i bambini pagano il prezzo più alto della guerra  - AP

Mons. Jurkovič: i bambini pagano il prezzo più alto della guerra - AP

Un accorato appello di pace per la Siria è stato lanciato ieri dall’osservatore permanente della Santa Sede agli Uffici Onu di Ginevra, mons. Ivan Jurkovič, a sei anni dall’inizio di un conflitto che – ha detto – è un massacro senza senso. Il servizio di Sergio Centofanti:

Intervenendo  alla 34.ma sessione del Consiglio Onu per i diritti umani, mons. Jurkovič, ha parlato di una “situazione è disastrosa”: sei anni di violenza hanno provocato centinaia di migliaia di morti e feriti, infrastrutture, case, scuole, ospedali e luoghi di culto distrutti; intere città devastate, malnutrizione e cure mediche inadeguate. “Questa è la triste realtà che il popolo siriano deve affrontare ogni giorno”.

“La Santa Sede – afferma il presule - desidera ribadire la sua solidarietà con il popolo siriano e in particolare con le vittime della violenza, e incoraggia la comunità internazionale ad abbracciare la prospettiva delle vittime. Sei anni di inutile strage mostrano ancora una volta l'illusione e la futilità della guerra come mezzo per risolvere le controversie. L'ambizione per il potere politico e gli interessi egoistici” insieme “alla complicità di quelli che fomentano la violenza e l'odio” con la vendita di armi, “hanno provocato un esodo di 5 milioni di persone dalla Siria dal 2011, lasciando dietro di sé altri 13,5 milioni di persone nel bisogno, di cui circa la metà sono bambini”.

“Di fronte a questi numeri - sottolinea - il dialogo a tutti i livelli è l'unica via che abbiamo davanti”. Mons. Jurkovič apprezza i piccoli passi adottati di recente a questo riguardo, ma ribadisce con forza “che non ci può essere alcuna soluzione militare alla situazione in Siria. Non dobbiamo cedere alla logica della violenza, perché la violenza genera solo violenza”.

Il rappresentante vaticano parla dei bambini: “E’ inaccettabile” – dice - che “paghino il prezzo più alto”. "Alcuni di loro non conoscono altra vita che la guerra. Altri sono nati sotto i bombardamenti. Soffrono enormi pressioni psicologiche ... Raramente un sorriso appare sui loro volti. La sofferenza attraversa i loro occhi spaventati. Si svegliano sotto il suono delle esplosioni, di bombe e razzi".

Papa Francesco – ricorda il presule – ha espresso più volte la sua vicinanza al popolo siriano, in particolare ai giovani colpiti da questo “conflitto brutale”, “privati delle gioie dell'infanzia e della giovinezza, come la possibilità di giocare e andare a scuola".

La Santa Sede – prosegue - lancia un nuovo appello perché “la pace, il perdono e la riconciliazione possano trionfare sulla violenza e il risentimento. Sei anni di conflitto indicano il fallimento della comunità internazionale nel suo complesso. La situazione in Siria è la nostra responsabilità comune come famiglia di nazioni. I diritti del popolo siriano, indipendentemente dalla identità religiosa o etnica, devono essere protetti, perché tutti i siriani condividono le giuste aspirazioni alla giustizia e alla pace, elementi fondamentali dello sviluppo umano integrale. A questo proposito – aggiunge - è della massima importanza che le minoranze religiose ed etniche non diventino pedine di uno scambio geopolitico, ma siano pienamente coinvolte in un processo negoziale trasparente e inclusivo, con uguale diritti e pari responsabilità, in quanto questo è l'unico modo per costruire un futuro di pace”.

“La dignità inerente a ogni persona umana – conclude mons. Ivan Jurkovič - deve avere la precedenza su ogni potere e vendetta. La sofferenza ingiusta delle vittime innocenti di questo massacro senza senso dovrebbe motivare tutte le parti coinvolte ad impegnarsi in un dialogo serio e a lavorare per un futuro di pace e  giustizia”.