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Olanda al voto, tra la destra liberale e il populismo anti-islam

Gli olandesi al voto - EPA

Gli olandesi al voto - EPA

Elezioni oggi in Olanda, dove 12,8 milioni di persone sono chiamate a votare per il rinnovo dei 150 seggi della Camera Bassa scegliendo tra i 28 partiti presenti alla competizione. Una prova elettorale che vede la sfida tra il premier uscente, il liberale di destra Mark Rutte, e il leader del partito per la libertà Geert Wilders, ma che soprattutto risulta essere un test per l’Europa tutta. Francesca Sabatinelli:

Dalle urne olandesi ci si aspetta un’indicazione della tenuta dell’Unione Europea, travolta da un’ondata populista che verrà messa alla prova nei prossimi mesi anche dal voto prima in Francia e poi in Germania. La scelta per gli elettori è tra la continuità del governo liberale di destra (Partito per la Democrazia e la Libertà – Vvd) dell’uscente Rutte, che conquisterebbe il suo terzo mandato consecutivo, e l’islamofobia e l’antieuropeismo del Partito per la Libertà (Pvv) di Wilders. L’Olanda, Paese tra i più popolosi al mondo, è anche una delle poche economie a detenere la 'tripla A' nei rating di tutte le agenzie, con un basso tasso di disoccupazione. Una situazione che potrebbe premiare e consolidare Rutte che ha segnato punti a suo favore anche nello scontro con il premier turco Erdogan, una dura polemica che avrebbe rafforzato l’immagine del premier uscente a danno di Wilders, precipitato nei sondaggi nell’imminenza del voto. E’ una chance per l’Olanda di mettere un freno ad un populismo distruttivo, è stata la dichiarazione oggi di Rutte, che ha ricordato la Brexit e la vittoria di Trump alle elezioni negli Usa. Luca Collodi ha intervistato Domenico Fracchiolla, docente di Politica Comparata presso la facoltà di Scienze Politiche all’Università Luiss-Guido Carli di Roma:

R. - Non è a rischio la stabilità del sistema politico olandese, non è vero che si possa concretamente arrivare a una vittoria del partito espressione di questa corrente populista in Olanda, nella misura in cui un governo sarà necessariamente un governo di coalizione. D’altra parte, però, dobbiamo anche considerare che il segnale è chiaro, è un segnale forte ed è un segnale al quale le forze moderate e le élite politiche di tutti i Paesi dell’Unione Europea, non sono ancora in grado di decifrare e al quale non hanno dato risposte concrete, risposte alternative e in linea con la tradizione e con quella grande forza che ha rappresentato per tutta l’Europa l’integrazione europea nel corso del secondo dopoguerra. Quindi, dobbiamo dire che in questo voto vi è un forte significato politico e giornalistico di comunicazione, ma ci troviamo anche in presenza di un Paese che ha una grande performance economica. Ricordiamo che le previsioni per il pil dell’Olanda di quest’anno sono al 2,1 per cento, la disoccupazione è tra i livelli più bassi in Europa, le previsioni sono intorno al 5,2 per cento. E’ un Paese che, e questo è il vero tema, dall’inizio degli anni 2000, si confronta con il fallimento del multiculturalismo, del modello di multiculturalismo del quale l’Olanda è stato un grande esempio e che, in passato, è stato portato da tutti come esempio.

D. - C’è un dato che rientra un po’ in tutti i Paesi, almeno europei, cioè che in una competizione elettorale democratica, ormai i cattolici sono divisi, come in Olanda, si dividono tra gli antieuropei e quelli che invece sono liberali, progressisti, laburisti…

R. - Sì, è un dato su cui riflettere. Ma d’altra parte è un dato espressione della laicità delle società delle democrazie europee. Lo vedo come una possibilità di assoluto confronto. Il dato che però vorrei sottolineare è che da una parte è sicuramente vero quanto indicano i vescovi olandesi, ovvero che ci sono segmenti della società fragili, deboli, che hanno difficoltà. Però io non sottovaluterei il dato che, all’interno dell’Unione Europea, l’Olanda si posiziona tra i Paesi con i minori livelli di disuguaglianza economica percepita. Sicuramente ci sono fasce fragili e impoverite della popolazione, anche a causa di questi flussi migratori importanti, però d’altra parte abbiamo una società che meglio di altre è stata capace di rispondere a questi problemi. L’altro tema che vorrei sottolineare è che si fa una facile equazione tra l’elevato numero dei partiti, 28 partiti si sono candidati, di questi ben 15 aspireranno a prendere un consenso significativo, e dall’altra parte un sistema proporzionale puro. Questo non rappresenta di per sé un problema. L’Olanda per anni ha rappresentato il riferimento di un tipo di democrazia cosiddetta “mite e serena”, di un sistema politico ben funzionante che si basava proprio su questo principio: su grandi governi di coalizione che attuavano delle politiche e delle prassi politiche di governo che avevano lo scopo di ridurre, di attenuare, quelle fratture presenti nella società, proprio attraverso un comportamento delle élite consensuale, cercando quindi di mitigare quelle fratture presenti nella società olandese che erano presenti da sempre.