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Zenari: sei anni di atrocità in Siria, fermare discesa verso orrore

Aleppo, simbolo della devastazione in Siria - AFP

Aleppo, simbolo della devastazione in Siria - AFP

Era il 15 marzo 2011, quando in Siria iniziavano le manifestazioni contro il regime del presidente Assad. Da quelle proteste scaturì una guerra di inaudita violenza, che ha causato centinaia di migliaia di vittime e milioni di profughi e sfollati. In occasione di questo anniversario, l’Onu ha definito il conflitto siriano come il peggior disastro causato dall'uomo dalla Seconda Guerra Mondiale. Intanto in Kazakistan è in corso il terzo round dei colloqui organizzati dalla Russia, a cui sono invitati, tra gli altri, membri delle opposizioni e del governo di Damasco. Di questi sei anni di guerra, che sta causando ancora dolore e disperazione ai civili siriani, Giancarlo La Vella ha parlato con il nunzio apostolico a Damasco, il cardinale Mario Zenari:

R. – Questa sofferenza, tutto quello che è successo in questi passati sei anni, la paragonerei a un’ondata, quasi uno tsunami di violenza, di atrocità e di sofferenza che si è riversata soprattutto sulla popolazione civile. Per me, che ho vissuto lo tsunami in Sri Lanka, questa immagine la riporterei qui in Siria. Sto vedendo una violenza e una sofferenza indescrivibili, soprattutto sulle fasce più deboli, pensiamo ai bambini, pensiamo alle donne… La distruzione non è solamente quella dei palazzi; a me impressiona di più la distruzione interna: quanti animi distrutti! E soprattutto la psiche dei bambini e di tutti. Poi vedo anche, per esempio, la distruzione della famiglia; vuol dire che gli uomini o sono morti o sono in guerra e il peso della famiglia si è riversato sulle donne e sui bambini, che non godono più della gioia familiare, della protezione familiare.

D. – Di fronte a questa situazione di dolore immenso come si fa a non perdere la speranza nel dialogo, nella pace?

R. – Occorre alimentare e mantenere forte la speranza. Sono ripresi questi incontri di Ginevra, di Astana, e la gente è tra la speranza e lo scetticismo dopo tanti incontri che non hanno prodotto niente. Però bisogna tenere viva questa speranza. Almeno preghiamo e ci auguriamo che il 2017 possa essere l’anno della  svolta. Questo non vuol dire che fra due settimane possa essere tutto risolto, ma almeno riuscire a fermare questa discesa verso l’orrore e cercare di uscire fuori da questo abisso in cui è caduta la Siria. E con l’aiuto della comunità internazionale ci auguriamo che si possa vedere una svolta verso la riconciliazione, la pace, la ricostruzione.