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Card. Amato: Mayr-Nusser, martire per aver detto "no" a Hitler

Josef Mayr-Nusser con la famiglia - RV

Josef Mayr-Nusser con la famiglia - RV

L’appuntamento è per le 10 di sabato prossimo al Duomo di Bolzano. A quell’ora infatti inizierà la Santa Messa di Beatificazione del martire Josef Mayr-Nusser, fedele laico, morto nel 1945 sotto il nazismo. A presiedere la celebrazione, in rappresentanza di Papa Francesco, il cardinale Angelo Amato, prefetto della Congregazione delle Cause dei Santi. Il servizio di Giada Aquilino:

Non giurò fedeltà ad Hitler, lasciandosi guidare soltanto da Cristo, “del quale fu testimone fino all’offerta della sua vita”. Questo fu Josef Mayr-Nusser, nelle parole di Papa Francesco, sottolineate dal cardinale Angelo Amato. Nato nel 1910 a Bolzano, sin da giovane Josef sviluppò una grande attenzione verso i più poveri, vivendo personalmente e in forma comunitaria l’esperienza di fede. Il prefetto della Congregazione delle Cause dei Santi:

“Nel 1934, a 24 anni, fu eletto presidente dell’Azione Cattolica di Trento e nel 1939 presidente della nuova Conferenza di San Vincenzo fondata a Bolzano. La sua giornata era Messa quotidiana, rosario quotidiano, servizio ai poveri e lavoro”.

Nel 1942 sposò Hildegard, da cui ebbe un figlio, Albert. Arruolato a forza nelle SS, rifiutò per motivi religiosi di prestare giuramento al nazionalsocialismo, come spiega il porporato:

“Obbligato ad arruolarsi, perché lui era di lingua tedesca, nel 1944 fu inviato a Konitz, presso Danzica, in Polonia, nel campo di addestramento delle SS. Qui gli fu chiesto di prestare il giuramento al Führer ma egli rifiutò, per la sua fede. Lui disse un 'no' frontale a Hitler davanti a tutte le SS che si formavano. Dove aveva preso questo coraggio? Nelle sue letture: quando era giovane, aveva letto le opere di San Tommaso, quelle di Romano Guardini, ma soprattutto le Lettere dal carcere di Tommaso Moro, che - come Gran Cancelliere di Inghilterra - aveva detto 'no' al suo sovrano per non rinnegare la propria identità cattolica. E quindi questo 'no', detto per salvare la propria coscienza, Josef lo ha portato nel suo cuore fino a quella esperienza tragica di dover dire 'no' a Hitler, firmando la sua condanna di morte”.

Fu quindi arrestato, processato e condannato a morte: caricato su un treno verso il campo di concentramento di Dachau, morì durante il tragitto per le conseguenze dei maltrattamenti subiti. Testimonianze di quei giorni riferiscono che, nonostante le sofferenze, Josef non pronunciò mai parole di lamento, continuando fino all’ultimo a ringraziare chi in qualche modo cercava di alleviare il proprio dolore e dividendo il poco cibo a disposizione con gli altri prigionieri. Molti anni dopo, un ex soldato tedesco che lo aveva scortato nel trasferimento disse di aver trascorso 14 giorni con un “santo”. La memoria liturgica del Beato martire Giuseppe Mayr-Nusser cade il 3 ottobre ed il suo messaggio è ancora attualissimo. Il cardinale Amato:

“Credo che possiamo apprendere il coraggio di essere testimoni di Cristo e del suo Vangelo oggi, per manifestare amore per la verità e rispetto della propria coscienza, e di mantenere alto l’ideale della famiglia, con l’accoglienza e l’educazione dei figli. Per questo, la straordinaria personalità di Josef arricchisce la Chiesa, ma soprattutto infonde nell’umanità contemporanea la gioia della coerenza evangelica, che disintossica la società dai germi patogeni del male. In questi ultimi anni, sia Papa Benedetto e sia adesso Papa Francesco hanno ripetuto spesso che quando i cristiani si mostrano veramente lievito, luce e sale della Terra diventano anch’essi, come Gesù, oggetto di persecuzione e segno di contraddizione”.