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Il vescovo di Carpi: grande gioia per la visita del Papa

Cattedrale di Carpi - RV

Cattedrale di Carpi - RV

La Diocesi di Carpi attende con gioia la visita pastorale di Francesco, il prossimo 2 aprile. Ieri è stato reso noto il programma del viaggio che prevede tappe a Carpi e a Mirandola. Quasi 5 anni fa, nel maggio del 2012, questi comuni dell’Emilia Romagna furono colpiti da un forte sisma che provocò 28 morti, centinaia di feriti e danni ingenti alle attività produttive e agli edifici. Sui sentimenti che accompagnano questa visita del Papa, Debora Donnini ha sentito il vescovo di Carpi, mons. Francesco Cavina:

R. – Accogliamo naturalmente il Papa con una grande gioia, unita anche a una grande sorpresa perché è una visita inattesa. Nel giro di cinque anni, questa Diocesi, che pur non è così grande, ha avuto l’onore e la gioia di accogliere due Pontefici, Benedetto XVI e tra poco Papa Francesco.

D. – E’ stato lei a chiedere a Papa Francesco di venire?

R. – No. Devo dire che il Papa un giorno mi ha chiamato al telefono, mi ha fatto scendere a Roma, abbiamo avuto un lungo colloquio e in questo lungo colloquio a un certo punto il Papa, sorridendo, mi ha detto: “Ho deciso di venire a Carpi prima di Pasqua”. Per fortuna che ero seduto, perché sarei caduto svenuto! Poi, una volta che mi sono ripreso dalla sorpresa, naturalmente non ho potuto fare altro che ringraziarlo ed esprimergli tutta la mia gratitudine, tutta la mia riconoscenza perché è sicuramente un viaggio in cui il Papa avrà occasione di vedere ciò che è stato fatto in questi cinque anni per il recupero del nostro territorio, in modo particolare la riapertura della Cattedrale, che avverrà il 25 marzo, quindi la settimana prima del suo arrivo a Carpi.

D. – Com’è la situazione post-terremoto, dopo quasi cinque anni? La popolazione è quasi tutta rientrata nelle proprie case … ma quali sono le ferite aperte ancora e lasciate dal sisma?

R. – Devo dire che il lavoro di ricostruzione è stato enorme e oggi i posti di lavoro sono stati tutti recuperati: erano andati perduti 42 mila posti di lavoro; pochissime – mi sembra che siano 70 – le famiglie situate ancora in luoghi di fortuna e quindi anche la ricostruzione delle case e di tutte le infrastrutture è praticamente terminata. Ciò che manca sono ancora i luoghi storici e i luoghi identitari della nostra terra, e quindi le chiese, i monumenti storici, i centri storici. Nel Nord della Diocesi, penso soprattutto ad alcuni paesi come Mirandola, Concordia, Rovereto, i centri storici necessitano proprio di essere recuperati perché sono praticamente nelle stesse condizioni del giorno del terremoto. Io ho chiesto proprio espressamente di fare una visita a Mirandola perché il Santo Padre possa vedere anche ciò che è ancora necessario fare.

D. – A Carpi il primo momento, fondamentale, della visita sarà la Messa in Piazza Martiri, poi la benedizione delle prime pietre di tre nuovi edifici: la parrocchia di Sant’Agata, la Casa degli esercizi spirituali di Sant’Antonio in Novi, e la Cittadella della carità. A parte la parrocchia, quale missione hanno gli altri due edifici?

R. – Questa Cittadella della carità avrà gli uffici della Caritas, gli uffici del consultorio diocesano, quindi un aiuto per le famiglie in difficoltà, per gli adolescenti, per i giovani, e soprattutto un centro di accoglienza per i padri in difficoltà: padri separati, che sono una delle emergenze nuove che sta crescendo all’interno della nostra società. Un altro discorso è la Casa di spiritualità, perché la Diocesi è priva di un centro di spiritualità e se ne sente un grande bisogno.

D. – Il Papa da Carpi si sposterà poi a Mirandola, e qui farà un discorso alle popolazioni colpite dal terremoto del 2012. La gente è ancora ferita?

R. – Guardando il centro storico di Mirandola, Papa Francesco avrà anche l’occasione di capire che cosa sia stato e che cos’era questa terra prima che mettessimo mano alla ricostruzione. Il Duomo di Mirandola è praticamente distrutto. Il Papa viene da una parte a ringraziare e a sottolineare l’opera grandiosa che è stata fatta, perché bisogna dirlo e bisogna riconoscerlo, e questo è stato possibile grazie anche alla coesione civile e sociale. La comunità ecclesiale e la comunità civile veramente hanno lavorato in grande sinergia, ma ancora tanto dev’essere fatto. La nostra gente comincia a sentire il bisogno di ritornare a pregare nelle proprie chiese … Mi diceva l’altro giorno un signore che ho incontrato sulla piazza di Carpi, quando abbiamo rimesso a tono le campane della Cattedrale: “Guardi, io ho incominciato a piangere. Non frequento la Chiesa”, mi ha detto. “E quando, prima del terremoto, suonavano le campane mi lamentavo sempre perché mi davano fastidio. Adesso le dico: le suoni giorno e notte, non mi interessa più nulla! Ecco: la bellezza di sentirsi abbracciati …”: ha usato questa espressione per questo meraviglioso suono delle campane che ci ricorda, comunque, una vicinanza. E questo sembra che descriva molto bene ciò di cui la nostra gente incomincia a sentire il bisogno: vogliono di nuovo le loro chiese …

D. – Qualche altro particolare sulla visita?

R. – La nostra zona è una zona di artisti e ci sono molti di questi artisti che vogliono offrire una loro opera al Papa. E quindi, il Papa tornerà in Vaticano con tante opere d’arte, che vogliono esprimere nei confronti del Papa questo bisogno di spiritualità, che - sono convinto - anche il Santo Padre saprà ulteriormente rendere manifesto e più consapevole nella vita delle persone.