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Amazzonia: nuove denunce da parte delle comunità indigene

La foresta amazzonica - ANSA

La foresta amazzonica - ANSA

Diverse comunità indigene - sotto l’egida della Rete Ecclesiale Pan Amazzonica, Repam - si recheranno in udienza presso la Corte Interamericana dei Diritti Umani a Washington, per presentare 4 casi di violazione dei diritti umani e dei diritti della natura nel territorio amazzonico di Brasile, Ecuador e Perù.

Molteplici rischi legati all'attività mineraria
In Brasile, rappresentanti della comunità contadina di Buriticupù contestano in particolare la concessione di terre per collegamenti ferroviari collegati all’estrazione mineraria, poiché questo compromette la loro vita quotidiana. Dall’Amazzonia ecuadoregna, indigeni e contadini del Tundayne denunciano inoltre l’impatto delle attività di estrazione di oro e rame sui fiumi. Un altro aspetto riguarda l’allontanamento sistematico e forzato delle famiglie dalle loro case. Le comunità indigene Awajún e Wampís del Perù respingono il piano di espropriazioni di una parte del loro territorio. Infine, il popolo indigeno Jaminawa Ararà, dello Stato di Acre nel Nord Est del Brasile, chiede con urgenza la delimitazione dei propri territori per tutelare la sicurezza, in modo da evitare saccheggi o intrusioni nelle loro terre.

La Chiesa difende gli indigeni presso i tribunali internazionali
L’udienza presso la Corte Interamericana rappresenta uno dei passi più importanti compiuti dalla Rete ecclesiale Repam creata dalla Chiesa cattolica per tutelare e salvaguardare le popolazioni più svantaggiate dell’Amazzonia, dove abitano molti popoli indigeni. All’udienza parteciperanno leader indigeni, agenti di pastorale e il vescovo di Huancayo in Perù, mons. Pedro Barreto, gesuita. Si tratta di un presule conosciuto come il “vescovo ecologico” per la sua difesa dei territori indigeni dall’impatto negativo dovuto alle concessioni degli Stati a progetti multinazionali finalizzati all’estrazione mineraria.

Mancano normative e leggi che riconoscano i diritti degli indigeni
La questione del diritto alla terra dei popoli indigeni dell’Amazzonia - si legge nel comunicato stampa diffuso dalla Repam - nasce dalla mancata regolarizzazione e dall’assenza del riconoscimento della proprietà collettiva delle terre. “Il territorio - afferma la Repam - è stato privato della visione integrale di queste popolazioni, dunque dell’aspetto culturale. Della 'cosmovisione' di ogni comunità indigena”. Secondo i difensori dei diritti delle popolazioni autoctone, gli interessi degli Stati per lo sfruttamento delle risorse naturali e l’implementazione di mega progetti di estrazione mineraria hanno sopraffatto i loro doveri e le responsabilità per garantire una vita degna ai propri cittadini. E, in questo caso, si è negata “la partecipazione dei popoli indigeni alle decisioni sull’impatto di queste attività sui loro territori”. (A cura di Alina Tufani)