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Siria: ancora raid. Acs: bimbi di Aleppo non hanno latte

Siriani in fuga da Aleppo - AFP

Siriani in fuga da Aleppo - AFP

A sei anni dall’inizio del conflitto, è sempre più grave l’emergenza umanitaria in Siria: non cessano le violenze ed è un susseguirsi di accuse e smentite sulle ultime operazioni militari. Il servizio di Giada Aquilino:

Oltre 40 persone uccise mentre pregavano in una moschea nel villaggio di al-Jineh, ad una trentina di km da Aleppo. Questo il bilancio di un raid aereo che attivisti e nuclei di primo intervento siriani attribuiscono all’aviazione americana. Anche da parte russa arrivano indicazioni in tal senso. Gli Stati Uniti negano di avere deliberatamente colpito la moschea, parlando di un’operazione contro al-Qaeda nel nord del Paese. Ed è giallo pure sull’abbattimento nei cieli di Palmira di un aereo israeliano, la notte scorsa, da parte dell’esercito siriano, che avrebbe colpito anche un secondo velivolo. Lo Stato ebraico smentisce e annuncia invece di aver utilizzato per la prima volta il sistema di difesa antimissili Arrow-3 per contrastare un razzo lanciato dall'antiaerea di Damasco. In questo quadro, si aggrava la situazione umanitaria di tutta la Siria. Ad Aleppo, in particolare, l’emergenza è per i più piccoli. Al loro fianco, ancora una volta, Aiuto alla Chiesa che soffre (Acs) con il progetto “Una goccia di latte”: la Fondazione pontificia sottolinea infatti che la priorità ora è rappresentata dai bisogni primari. Alessandro Monteduro, direttore di Acs Italia:

R. - Pensare, oggi, di ricostruire ad Aleppo è forse azzardato: Aleppo è una realtà nella quale una grandissima parte della popolazione – si stima tra il 65 e il 70 per cento - ha abbandonato al stessa città nel corso degli anni del conflitto. Per quanto riguarda la comunità cristiana, da 160 mila persone del periodo antecedente la guerra, in questo momento le diocesi locali ci raccontano essere rimasti 35 mila fedeli. La situazione è drammatica, è di uno stato di totale indigenza e povertà. L’80 per cento degli aleppini in questo momento è un rifugiato interno, il 70 per cento vive al di sotto della normale soglia di povertà. In questo quadro, “Aiuto alla Chiesa che soffre” e tutte le altre organizzazioni stiamo dedicando i nostri sforzi – grazie alla generosità dei benefattori – per garantire agli aleppini i bisogni primari e cioè, per cominciare, il latte. I bambini non hanno il latte. Sappiamo bene quanto sia importante per la crescita e lo sviluppo il latte in polvere, il latte speciale per i neonati. Ecco perché abbiamo lanciato questo grande progetto.

D. – In cosa consiste il progetto “Una goccia di latte”, che portate avanti da maggio 2015?

R. – Serve a far giungere a ben 2.850 bambini di Aleppo latte in polvere e latte speciale per neonati; in modo particolare, i neonati interessati sono 250. E’ un progetto che costa 225 mila euro in un anno e che quindi ha bisogno della generosità della nostra comunità.

D. – L’operazione riguarda i neonati, ma anche bambini più grandi?

R. – Riguarda i neonati e riguarda i bambini sotto i 10 anni: i bambini più grandi sono 2.600. E nel titolo c’è tutto: è una “goccia”, ma non possiamo sottrarci all’idea che, anche goccia dopo goccia, aiutiamo una comunità di nostri fratelli nella fede in profonda sofferenza: si tratta di persone che, in quanto povere, non hanno avuto nemmeno la possibilità di abbandonare Aleppo nel corso degli anni del conflitto.

D. – Ci sono casi di bambini feriti o comunque malati, per i quali assumere latte significa di fatto continuare a vivere?

R. – Certamente: lo raccontano tanto i responsabili delle diocesi locali, quanto i medici del posto. Ci sono tantissimi bambini rimasti feriti: il latte è essenziale, il latte è calcio; non si può surrogare il latte con altri prodotti. Dopodiché di bisogni primari ve ne sono altri: noi veniamo fuori da un’altra grande campagna che riguardava il combustibile per il riscaldamento. Però, adesso l’appello che ci arriva dalle diocesi locali - perché “Aiuto alla Chiesa che soffre” non gestisce queste somme che si raccolgono: noi facciamo in modo che siano i vescovi locali a gestirle - è: “Dateci una mano a garantire una crescita sana ai bambini di Aleppo”.