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Siria: bombe su moschea, decine di vittime

Bombardamenti in Siria (Foto d'archivio)

Bombardamenti in Siria (Foto d'archivio)

Purtroppo non cessano le violenze in Siria, a sei anni dall’inizio del conflitto: un raid aereo contro una moschea ha provocato ieri circa 40 morti. Intanto, i rappresentanti dell’opposizione al regime di Assad hanno fatto sapere che non andranno ai prossimi colloqui di pace in Kazakistan. Ma c’è anche la buona notizia di quanti ricevono aiuti insperati. Il servizio di Sergio Centofanti:

Non si sa chi sia stato a colpire: aerei russi, siriani o americani. Durante la preghiera serale le bombe sono cadute sulla moschea di Jeenah, vicino Aleppo, zona controllata dai ribelli. Decine le vittime. L’aviazione russa ha bombardato posizioni del cosiddetto Stato Islamico nei pressi di Palmira, un’area ricca di gas naturale. Mentre missili terra aria sono stati lanciati dalla Siria in un territorio controllato da Israele a seguito di una serie di raid aerei israeliani. Da parte loro, le opposizioni ad Assad hanno annunciato che non parteciperanno ai colloqui di Astana.

In questo contesto c’è chi nel silenzio porta soccorsi: la Fondazione pontificia Aiuto alla Chiesa che soffre ha avviato dal 2015 il progetto “Una goccia di latte”, distribuendo latte per quasi 3mila bambini di Aleppo. Lancia un appello alla generosità dei donatori perché ci sia una speranza in più per chi si sente abbandonato in questa terra martoriata.

La Fondazione fa sapere che prima della guerra i cristiani presenti ad Aleppo erano circa 160 mila: ora sono solo 35 mila, cioè oltre il 78% in meno rispetto al 2011. Dopo la liberazione della parte orientale della città le famiglie stanno tuttavia tornando lentamente nelle loro case, trovandosi di fronte una situazione drammatica. Prescindendo dalle distruzioni delle strutture, le priorità sono i bisogni primari. Servono anzitutto pacchi viveri, combustibile per riscaldamento ed elettricità. L'80% degli abitanti di Aleppo si compone di rifugiati, e il 70% di essi vive al di sotto della soglia di povertà, per cui il numero di famiglie bisognose anzitutto di cibo è drasticamente aumentato. Sin dall'inizio del conflitto Aiuto alla Chiesa che Soffre ha fatto giungere ai cristiani siriani i beni necessari a far fronte ai bisogni primari. Considerando la sola Aleppo, nel periodo 2011-2016, sono stati realizzati progetti per circa 2 milioni e mezzo di euro.