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4 anni con Francesco: la Chiesa chiamata a ‘primerear’

4 anni con Francesco: la Chiesa chiamata a ‘primerear’   - RV

4 anni con Francesco: la Chiesa chiamata a ‘primerear’ - RV

Dal walzer al tango

“Avevamo una Chiesa che parlava seguendo un ritmo calmo e placido, come quello di un walzer: un ballo europeo, maestoso, lento e codificato. E ora ci troviamo di fronte a una Chiesa che balla il tango: un ballo argentino che esprime la passione per la vita, in cui una volta che si fa un passo in avanti, poi non si torna indietro”. Così, padre Paolo Benanti, francescano del terzo ordine regolare, docente di teologia morale alla Pontificia Università Gregoriana, descrive il progressivo cambiamento della Chiesa negli ultimi quattro anni, dopo l’elezione al Soglio pontificio di Papa Francesco.

“E’ sicuramente una Chiesa che ha ritrovato le strade delle periferie, così come le strade dell’autenticità, di un Vangelo vissuto con semplicità e nel profondo”, aggiunge Ignazio Ingrao, giornalista, scrittore, vaticanista del Tg1. “Ma io vedo anche una grande continuità con il passato. Francesco ha ripreso tanti temi dei suoi predecessori, anche di Benedetto XVI e li ha declinati con la sua cultura ed esperienza di prete ‘callejero’, di parroco di strada”.

Lampedusa, gesto simbolico

“Se c’è un gesto che racchiude il senso di questi primi quattro anni del Pontificato di Francesco – aggiunge padre Benanti – io indicherei il viaggio di Lampedusa (8 luglio 2013 ndr). Visitare questa piccola isola nel Mediterraneo, che un tempo chiamavamo ‘Mare Nostrum’ e oggi è luogo di frontiera, è stato un gesto che dice l’intenzione della Chiesa di incarnare sempre più il Vangelo, di mutare le frontiere in confini, territori di mezzo in cui i popoli si devono incontrare, proprio in nome dell’umanità che li lega”. “La parola riassuntiva del Pontificato di Bergoglio direi che è invece il suo neologismo ‘primerear’, che troviamo al n° 24 della Evangelii Gaudium. Un verbo argentino, che in spagnolo non esiste, usato per indicare quella squadra di calcio che fa un bel gioco perché è capace di prendere l’iniziativa, di coinvolgersi e cercare la vittoria. Una parola quindi che indica una Chiesa ‘in uscita’ che cerca di incarnare Dio nelle pieghe della nostra storia”.

Il tempo della misericordia

“Sono d’accordo sul fatto che la visita a Lampedusa sia il gesto di Papa Francesco che ha dato il tono a tutto il Pontificato”, commenta Ingrao. “Un gesto ribadito nei suoi contenuti con la visita a Lesbo (16 aprile 2016 ndr) durante il Giubileo della Misericordia. Non a caso, questo tema dei migranti sta così a cuore a Francesco che ha voluto avocare a sé un ufficio apposito all’interno del Dicastero sullo Sviluppo umano integrale”. “La frase che invece sceglierei, per riassumere questi primi quattro anni con Papa Francesco – aggiunge Ingrao – è quella contenuta nella Lettera conclusiva del Giubileo, la ‘Misericordia et misera’, e cioè:‘Questo è il tempo della misericordia’. Mi pare che renda bene qual è il modo in cui Francesco vede la Chiesa. Una Chiesa che deve avere misericordia per i deboli, per i poveri, che deve vincere l’indifferenza. Ma anche una Chiesa che deve avere misericordia per i peccatori, cioè per tutti noi, affinché non ci stanchiamo mai di chiedere perdono e di sentire la mano del Padre su di noi, pronta ad accoglierci. E’ questa la chiave che ci fa capire tanti gesti e parole di Francesco”.   


(Fabio Colagrande)