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A Milano il Festival del Cinema africano, d'Asia e America Latina

Una scena del film "Zaineb n'aime pas la neige" - RV

Una scena del film "Zaineb n'aime pas la neige" - RV

Al via questa domenica a Milano il 27.mo Festival del Cinema Africano, d’Asia e America Latina, che si concluderà il 26 marzo. Occasione unica e preziosa per avvicinarsi alle cinematografie di questi tre Continenti e scoprirne tensioni, sfide e speranze. Il servizio di Luca Pellegrini:

E’ una manifestazione che ha ventisette anni di storia, amatissima tra appassionati e specialisti, vanta un pubblico affezionato e numeroso. E non è solo curiosità: il Festival milanese diventa ogni anno luogo di scoperta delle nuove tendenze artistiche e riflessione sulle dinamiche sociali e le difficoltà politiche che investono numerosi Paesi dei tre Continenti cui è dedicato. Alessandra Speciale, direttrice artistica insieme ad Anna Maria Gallone, sintetizza la proposta culturale del Festival con lo slogan: “Dove pulsa il futuro”. E così lo spiega:

R. – Il titolo che stiamo ormai dando ad ogni edizione ci dà ispirazione per declinare tutto il palinsesto di programmazione del festival che è cinema, ma non solo; ci sono anche incontri, mostre, musica. “Dove pulsa il futuro” nasce proprio da questo "beat" che per noi vuole essere il battito di un cuore del festival che pulsa forte, di passione; vuole essere inteso anche come generazione beat che vuole cambiare, che si proietta oltre il presente verso il futuro. Quindi è un festival sicuramente orientato verso questi continenti e soprattutto verso le nuove generazioni di questi luoghi che stanno cambiando il volto ad Africa, Asia e America Latina. È comunque nella linea del nostro festival, che vuole portare un’immagine diversa, quindi anche più moderna, creativa e innovativa che arriva da questi continenti, in particolar modo con un focus sull’Africa.

D. - Sono sessanta i film selezionati, la sezione dei dieci in concorso si intitola: “Finestre sul mondo”. Quattro sono africani. Cosa vediamo all’orizzonte?

R. – All’orizzonte vediamo innanzitutto un continente in velocissimo movimento, vediamo un continente che ancora deve affrontare grosse problematiche. Purtroppo le vediamo fin troppo spesso solo attraverso quest’ottica tramite i nostri media. È un festival cinematografico che quindi vuole porre l’accento anche sull’autorialità, sulla creatività artistica. È chiaro che noi di questo continente vogliamo vedere anche gli aspetti più innovativi e quindi vediamo ad esempio dei giovani cineasti sicuramente attenti – gli spettatori ne sono testimoni – alla loro realtà, ma che cercano di esprimerla attraverso delle opere artistiche e quindi che cercano attraverso il loro sguardo, sicuramente originale e più profondo, di raccontarcela in modo diverso.

D. - Un titolo che lei ama particolarmente e che l’ha colpita?

R. – Il festival è anche un osservatorio e un momento di ricerca per indagare un po’ quello che sta accadendo al livello cinematografico nei tre continenti. Presentiamo quattro film africani. Potrei citare una regista tunisina, Kaouther Ben Hania. Qui presentiamo il suo ultimo film, un documentario dal titolo “Zaineb n’aime pas la neige”, che ci racconta una storia vera. Lei segue per cinque anni una ragazza tunisina – dagli otto fino ai 13 anni – nella sua esperienza di migrante, perché la protagonista perde il padre, la madre si risposa con un tunisino canadese e si sposta in Canada e in questi cinque anni fondamentali della sua adolescenza la ragazza tunisina diventa una piccola canadese. Quindi un film che ci racconta una storia di immigrazione che vale dieci trattati di immigrazione, nel senso che ce la racconta veramente dal vivo. Ci racconta anche le difficoltà e tutte le opportunità di queste nuove generazioni che nascono nel Paese di origine e che poi dopo si integrano perfettamente in un Paese straniero.

D. - Una sezione speciale del Festival propone un viaggio ideale nell’America Latina, per raccontare quelle che vengono chiamate “democrazie inquiete”...

R. – Quest’anno abbiamo lanciato questa sezione nuova. Nasce dalla collaborazione con la Fondazione Feltrinelli. La loro idea era quella di concentrarci sull’America Latina perché sicuramente negli ultimi 15 anni è stato forse il territorio dove si sono sperimentati maggiormente nuovi modelli di democrazia più o meno riusciti, purtroppo con risultati deludenti. Abbiamo deciso di concentrarci sui temi "risorse, diseguaglianze e diritti". Noi, che abbiamo questa visione abbastanza completa in termini cinematografici in questi Paesi, abbiamo scelto tre film recentissimi che potessero esprimere poi attraverso il linguaggio cinematografico, i temi trattati nei 15 minuti di “talk”. Tra i titoli cito, ad esempio, un film del Venezuela “El Amparo”, che ci racconta una storia di diritti negati accaduta in Venezuela negli anni ’80, dove un gruppo di pescatori presi per guerriglieri furono massacrati dall’esercito venezuelano. Ancora oggi nonostante la Corte Interamericana abbiamo accusato il Venezuela, aspettano giustizia.