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Caritas Internationalis: mondo non si preoccupa di chi muore di fame

Donne in cerca di acqua in Somalia - REUTERS

Donne in cerca di acqua in Somalia - REUTERS

“Serve una coscienza mondiale più forte che si renda conto che l’umanità è in pericolo. Bisogna agire prima che sia troppo tardi. Dare cibo è assolutamente necessario però bisogna lavorare sulle cause dei conflitti”. Così Michel Roy, segretario generale di Caritas Internationalis commenta l’allarme dell’Onu: il mondo sta vivendo la peggiore crisi umanitaria dal 1945. A rischio 20 milioni di persone, che non hanno cibo a sufficienza a causa della carestia. Gli effetti peggiori sono in Sud Sudan, Somalia, Yemen e Nigeria. Per affrontare questo “momento critico della storia» servono almeno 4,4 miliardi di dollari entro il mese di luglio — questo l’appello dell’Onu ai governi — altrimenti «la gente semplicemente morirà di fame”.

Il mondo non si preoccupa del benessere dei poveri
“Il mondo — ha detto al Sir Michel Roy — non si preoccupa del benessere dei poveri”. Le Nazioni Unite hanno parlato di carestia in quattro Paesi, ma ce ne sono di più in difficoltà. Secondo il segretario generale di Caritas Internationalis, “le ragioni sono dovute principalmente ai conflitti o ai cambiamenti climatici, entrambi provocati dall’azione umana. È questo che mi addolora di più quando si parla di fame e carestia.

I casi del Sud-Sudan, Somalia, Nigeria
In Sud Sudan, per esempio, una parte del Governo cerca di fare in modo che i ribelli non siano supportati dalla popolazione, quindi attaccano i villaggi e la gente fugge dove non c’è nulla da mangiare. Sul fiume Nilo ci sarebbero grandi potenzialità agricole, ma il governo sudsudanese e i ribelli non si preoccupano del popolo. La Somalia, invece, è sotto il potere degli Shabab: qui è molto difficile portare cibo per l’instabilità e le tensioni. Nel nord-est della Nigeria — ha aggiunto — ci sono ancora le milizie dei fondamentalisti islamici di Boko Haram. La comunità internazionale non dovrebbe accettare tutto ciò”.

La globalizzazione dell’indifferenza, una sfida di questo momento storico
Roy si dice amareggiato quando vede la gente preoccuparsi di cose futili. “Non ci rendiamo conto di ciò che è veramente serio. Papa Francesco parla della globalizzazione dell’indifferenza: questa è una delle sfide di questo momento storico”. Per Roy “serve una coscienza mondiale più forte che si renda conto che l’umanità è in pericolo. Quando manca una politica agricola per produrre cibo localmente, la questione della governance locale è fondamentale.

I casi del Burundi, Congo-Kinshasa, Rwanda, Congo-Brazzaville e Venezuela
In Burundi, per esempio, c’è un presidente che vuole rimanere al potere a tempo indeterminato, nella Repubblica Democratica del Congo, in Rwanda, in Congo Brazzaville è lo stesso. In Venezuela, il popolo non ha cibo, deve andare a cercarlo in Brasile. Ma chi è al potere e i militari — ha concluso il segretario generale di Caritas Internationalis — non hanno problemi né di cibo, né di medicine. Sono tutte cause non naturali. Che la popolazione mangi o non mangi non è tra le loro priorità”.