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Egitto, Amnesty: il Governo protegga di più i cristiani

Famiglie cristiane egiziane appena giunte a Ismailia, sul Canale di Suez, dopo essere fuggite da Al-Arish, nel Sinai, per le persecuzioni islamiste - REUTERS

Famiglie cristiane egiziane appena giunte a Ismailia, sul Canale di Suez, dopo essere fuggite da Al-Arish, nel Sinai, per le persecuzioni islamiste - REUTERS

“Temiamo l’effetto imitazione che potrebbero generare gli atti di violenza contro i cristiani copti nel Nord del Sinai. A inizi marzo erano già più di 200 le famiglie cristiane costrette ad abbandonare al-Arish il capoluogo del Governatorato del Sinai del Nord. All’interno della comunità copta c’è il terrore e la sensazione di non essere sufficientemente difesi. Questa fuga di centinaia di persone verso alloggi improvvisati pone il problema di trovare una sistemazione duratura e adeguata per le famiglie costrette a sgomberare con la violenza”. Riccardo Noury, portavoce di Amnesty International Italia, sottolinea la gravità della situazione umanitaria dei cristiani copti nella penisola del Sinai, perseguitati da tempo da gruppi islamisti.

“La comunità copta ha salutato con favore il colpo di stato militare del luglio 2013 che ha portato alla caduta dell’ex-presidente Mohamed Morsi, del partito dei Fratelli Musulmani, e ha pagato questa scelta di campo”, spiega Noury. “Dopo poche settimane sono infatti cominciate rappresaglie di matrice islamista contro chiese, case private, negozi, proprietà personali, saccheggiate e date alle fiamme, ma anche aggressioni contro persone, ferite e a volte uccise. Un uso della violenza che non si è mai fermato, soprattutto nel Nord del Sinai che è una vera terra di nessuno. Il culmine a fine febbraio con sette omicidi in poche settimane e lo sgombero di decine di persone”.

“Il Governo è chiamato ora a garantire un alloggio adeguato alle famiglie sgomberate e a compiere indagini su questi delitti. Quel territorio dovrebbe essere controllato perché rischia di subire ulteriori infiltrazioni da bande armate e terroristi. Ma, nel lungo periodo, l’esecutivo egiziano, dovrebbe soprattutto garantire una protezione efficace ai cristiani nel Paese”, afferma il portavoce di Amnesty Italia.  “In questi ultimi anni abbiamo costatato, infatti, che gli accordi di mediazione conclusi dal Governo sul territorio per proteggere i copti si risolvono spesso con degli sgomberi  di quest’ultimi e diventano perciò una resa al più forte”. 


(Fabio Colagrande)