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Card. Bassetti: 4 anni con Francesco, la Chiesa va a cercare tutti

Il cardinale Gualtiero Bassetti e Papa Francesco. Foto d'archivio - AFP

Il cardinale Gualtiero Bassetti e Papa Francesco. Foto d'archivio - AFP

Papa Francesco ha ricevuto stamani in udienza il cardinale Gualtiero Bassetti, arcivescovo di Perugia-Città della Pieve. Al porporato, Debora Donnini ha chiesto un commento alle parole di Francesco nella Messa di inizio Pontificato, celebrata quattro anni fa, il 19 marzo del 2013. Al centro dell’omelia, il potere inteso come servizio e l’invito a custodire gli altri con tenerezza:

R. – Io rimasi molto molto colpito da questa omelia nella quale per sette volte il Papa parlò di tenerezza: un’autorità che non è potere ma è tenerezza, che è servizio. Il Papa, è chiaro, volle mostrare come lui intendeva esercitare il suo ministero petrino e lo stesso atteggiamento lo chiedeva a tutta la Chiesa.

D. – Non a caso Francesco ha dedicato il Giubileo alla Misericordia, una parola centrale nel suo Pontificato. La Chiesa italiana come ha recepito le parole di Francesco sulla misericordia, sull’essere una Chiesa in uscita con pastori con l’odore delle pecore?

R. – Mi sembra che ci sia uno sforzo, che ci sia un cammino e mi sembra che anche questo stia portando un rinnovamento nel senso del servizio e della Chiesa in uscita. E’ bellissima l’immagine che il Papa tante volte ha ricordato che la Chiesa è una mamma che genera dei figli: se sono feriti cerca di guarirli, se si smarriscono e si allontanano da casa, li va a cercare. La Chiesa che non è una dogana dove tu devi pagare le tue tariffe, ma che è un “ospedale da campo”. Ecco, allora, il discorso della misericordia, che si concretizza nelle opere di misericordia perché altrimenti rimane astratto. Il Vangelo non è un messaggio astratto, il Vangelo è un messaggio concreto: “Avevo fame… Avevo sete…”, queste sono le opere di misericordia, che sempre più devono diventare stile di vita.

D. – Come si può concretizzare questa Chiesa in uscita?

R. – Questa Chiesa in uscita la stiamo concretizzando perché anch’io sono un pastore. Ad esempio nelle visite pastorali più che insistere nei rapporti con le parrocchie dove incontro la gente che la domenica va a Messa, vado piuttosto alla ricerca degli ambiti dove vive la gente: visito le fabbriche perché lì si fatica, si lavora… Ho fatto anche recentemente incontri con genitori, professori, rappresentanti di classe, intere classi che mi facevano domande! Lì ci sono ragazzi, anche di altre religioni… Poi cerco di incontrare il mondo universitario… E’ la Chiesa che va a cercare tutti, per quanto è possibile. E mi sembra che questo sia proprio lo stile che Papa Francesco ci ispira e che deve, veramente, in questo momento storico muovere i nostri passi perché noi viviamo in una società di gente smarrita, di gente che vive una grande solitudine.

D. – In particolare con la pubblicazione dell’Esortazione post-sinodale Amoris laetitia è emerso in ambito cattolico, in qualche modo, un dibattito, anche delle incomprensioni nei confronti del magistero Papa Francesco. Lei che lettura dà di questo, come ha recepito questa Esortazione post-sinodale sul matrimonio, sulla famiglia?

R. – Non si capisce l’Amoris laetitia se non abbiamo meditato a fondo la Evangelii gaudium perché tutta la conversione pastorale che il Papa propone alla Chiesa sta lì. Il Papa, in fondo, anche quando si rivolge ai sacerdoti dice che chi è legalista - cioè sta soltanto dietro la regola - o chi è lassista - cioè tutto facile, si assolve tutto -  praticamente non esercita la misericordia perché non rispetta la persona che va accolta, va ascoltata, va compresa nei suoi problemi. Quindi è chiaro che se anche noi sacerdoti non cominciamo a fare come ci dice il Papa un accompagnamento e un discernimento approfondito, non si può capire lo spirito dell’Amoris laetitia.

D. – Spesso è stato sottolineato che Papa Francesco non vuole tanto raggiungere delle mete, degli scopi prefissati, quanto avviare processi. Lei è d’accordo con questa lettura e quali prospettive vede per questi processi?

R. – Io sono d’accordo con questa lettura. Prima di tutto riflette il carattere del Papa che veramente ha uno stile evangelico e diretto. Quindi il Papa con i suoi interventi ti scuote, ti fa pensare profondamente. Lui ha questo stile di avviare i processi. Ma se si vuole arrivare a una conversione all’interno delle nostre diocesi, nella Curia e in tutta la Chiesa, a un cambiamento vero profondo, se non si avviano processi rimaniamo quello che siamo. Il Papa è un uomo di fede, esercita la virtù di speranza, dice che le mete ce le farà conseguire il Signore nella sua bontà e nella sua Provvidenza. Noi mettiamo le premesse per avviare questi progetti di cambiamento e di conversione. Il Papa non fa un discernimento con categorie socio-religiose: il suo è un discernimento evangelico.