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Intesa Italia-Libia su migranti. Caritas: attenzione sia su persone

Un barcone di migranti rovesciato nel Mediterraneo, foto d'archivio - ANSA

Un barcone di migranti rovesciato nel Mediterraneo, foto d'archivio - ANSA

Le prime motovedette saranno in Libia il mese prossimo, poi campi di accoglienza nel Paese, nel rispetto dei diritti umani e con il coinvolgimento di attori internazionali. Sono alcune delle decisioni prese oggi nella riunione del Gruppo di contatto dei ministri dell’Interno europei e la sponda sud del Mediterraneo, cui hanno partecipato anche il presidente del Consiglio italiano Paolo Gentiloni e il primo ministro libico Fayez al-Sarraj, dando seguito agli accordi Italia-Libia firmati un mese e mezzo fa. Per il programma saranno stanziati complessivamente 800 milioni di euro. Nel Paese nordafricano, però, resta una situazione di estrema instabilità. Roberta Barbi ha parlato con il responsabile immigrazione di Caritas italiana, Oliviero Forti, delle conseguenze che il vertice di oggi avrà sui flussi migratori:

R. – Stiamo parlando di un Paese in cui non c’è nessuna garanzia di stabilità. L’idea di avere un partner che nei fatti, però, ha un’intrinseca debolezza legata, appunto, alla situazione socio-politica, fa naufragare qualsiasi idea di gestione delle migrazioni attraverso accordi.

D. – Il risultato della riunione di oggi implica maggiori pattugliamenti da terra, in mare e perfino dall’alto. Questo come cambierà l’azione dei trafficanti di esseri umani e quali saranno le conseguenze per i migranti?

R. – Il rafforzamento dei pattugliamenti e dei controlli in mare è un tema che ormai è arci-noto: tutti o quasi tutti, ormai, sanno come agiscono le organizzazioni criminali in mare. L’attenzione dovrebbe, invece, essere molto più focalizzata sulle centinaia di migliaia di persone che stanno lasciando i propri Paesi per le situazioni - note anche queste ai più - legate a crisi politiche, a vere e proprie guerre …

D. – Il presidente del Consiglio Gentiloni ha detto che i primi risultati si avranno nel lungo periodo e che obiettivo realistico è ottenere un flusso gestibile che trasformi i migranti da irregolari a regolari …

R. – Questa è un’affermazione che sottoscrivo. Dire che le migrazioni potranno essere gestite solo nel lungo periodo è dire una parola di verità, e questo purtroppo, politicamente, non è troppo efficace, perché è vero: sono temi complessi che hanno bisogno di tempo, di investimenti duraturi nel tempo. In questi anni molti hanno provato a seguire le scorciatoie, ma purtroppo i risultati sono sotto gli occhi di tutti.

D. – Altro punto evidenziato è stato quello della necessità di lavorare sulle cause dell’immigrazione, un tema sul quale la cooperazione europea si è molto rafforzata, ultimamente. Come si può fare?

R. – È, sulla carta, assolutamente condivisibile, ma è un modalità che potrà produrre qualche effetto nei decenni, perché significa creare condizioni di stabilità nei Paesi di origine che oggi inviano molte persone verso l’Europa, e verso l’Italia, che richiedono – appunto – non solo investimenti in denaro, ma anche processo democratici che al momento non sembrano la priorità.

D. – Si è parlato anche di una maggiore incisività della lotta ai trafficanti di esseri umani: per conseguire questo obiettivo, però, è necessaria la collaborazione di tutti i Paesi del Nordafrica. Cosa è lecito aspettarsi?

R. – Significa intervenire su organizzazioni criminali molto ben strutturate, con evidenti agganci anche istituzionali. È la classica lotta che si fa al crimine organizzato: la vera arma per combattere queste persone e togliere loro la merce che trafficano, ovvero i migranti.

D. – Impegno comune, stavolta a tutta l’Europa, è richiesto anche sul tema dell’accoglienza dei rifugiati e del rimpatrio di chi non gode di questi diritti. Un impegno finora non proprio preso da tutti, in un continente che oggi appare più disunito che mai …

R. – Questa è la realtà delle cose, purtroppo. L’Italia continua a fare la sua parte, però è chiaro che questo non è sostenibile per un periodo ulteriormente ampio come quello che abbiamo vissuto.