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Card. Turkson: l'acqua è un bene comune da garantire a tutti

Logo di "Watershed", convegno sull'acqua organizzato dal Pontificio consiglio per la cultura - RV

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In occasione della Giornata mondiale dell’Acqua, si è tenuto ieri in Vaticano un convegno internazionale, organizzato dal Pontificio Consiglio della Cultura, che ha riunito esperti ed istituzioni per promuovere l’acqua come diritto di tutti. “Watershed”, spartiacque per reintegrare il valore dell’acqua in un mondo assetato, il titolo dell’incontro, che, durante i saluti dell’udienza generale di ieri mattina, è stato accolto con favore da Papa Francesco. Ascoltiamo le parole del Papa nel servizio di Michele Raviart:

"Mi rallegro di questo incontro, che segna una nuova tappa nell’impegno congiunto di varie istituzioni per sensibilizzare alla necessità di tutelare l’acqua come bene di tutti, valorizzando anche i suoi significati culturali e religiosi".

Nel Cantico delle creature, San Francesco parlava dell’acqua come di una sorella “utile, umile, preziosa e casta”. Ricopre oltre il 70% della Terra ed è essenziale per la vita, ma l’accesso al 3% di acqua potabile presente sul pianeta non è uguale per tutti, con oltre seicento milioni di persone che non ne hanno accesso. Per questo, come ricordato nell’Enciclica “Laudato si’” di Papa Francesco, l’acqua deve essere considerata come un diritto umano e non come una fonte di profitto, spiega il cardinale Peter Turkson, prefetto del Dicastero per il Servizio dello sviluppo umano integrale:

"L’acqua è un bene comune. Lo Stato deve fare in modo che sia sempre un bene comune e anche se si impegna una ditta per assicurare che l’acqua sia pulita, questo non deve essere un motivo per privare alcuni cittadini dell’accesso all’acqua, dicendo che è troppo costosa da pagare. L’acqua non fa parte di ciò che è costoso o non è costoso: come si può dire a qualcuno che non può avere accesso all’acqua perché non può pagare?".

Ogni giorno negli Stati Uniti una persona consuma 425 litri di acqua al giorno, 241 in Italia, mentre ci sono persone che a malapena ne hanno a disposizione dieci. In un contesto in cui la popolazione mondiale raggiungerà i 9 miliardi nel 2050 e in cui le piogge nelle zone subtropicali sono diminuite fino al 30% per il cambiamento climatico il rischio è che l’acqua diventi sempre più scarsa e che, come ha detto Papa Francesco, si vada “verso la grande guerra mondiale per l’acqua”. La cooperazione tra i Paesi risulta quindi essenziale. Mons. Paul Gallagher, segretario per i Rapporti con gli Stati:

"Noi senz’acqua non possiamo vivere. Considerando la delicata situazione ambientale del mondo di oggi, i conflitti che ci sono nel mondo, l’acqua diventa sempre più al centro della discussione. Uno riconosce che questo è un problema, potenzialmente un grosso conflitto nell’umanità, tra i popoli, ma è anche un’opportunità per collaborare insieme, per cercare di rafforzare i rapporti con i Paesi. E’ indispensabile perché come sappiamo un fiume ha la sorgente in un Paese e termina dopo avere attraversato 5 Paesi: se non c’è collaborazione internazionale non ci sono soluzioni".

Uno sforzo di unità e collaborazione per un elemento, l’acqua, comune a tutte le culture e le religioni. Il cardinale Gianfranco Ravasi, presidente del Pontificio Consiglio della Cultura:

"L’acqua è non solo la componente materiale fondamentale del nostro stesso corpo e dell’intero nostro pianeta ma è anche il grande simbolo di tutte le culture dove rappresenta sia la catarsi, la purificazione, sia anche la fecondità, la vita. Pensiamo al Battesimo, la vita nuova: l’acqua diventa il simbolo del sacro proprio per la sua preziosità. Pensiamo ai fiumi sacri come il Giordano, il Gange e che cos’è perfino nell’Iliade lo Scamandro, questo fiume che si ribella ad Achille perché è stato inquinato dal sangue delle vittime. Abbiamo una dimensione anche spirituale ed etica nell’antichità".