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La grande festa dei ragazzi a San Siro con il Papa. Ampia sintesi

Il Papa a San Siro - AP

Il Papa a San Siro - AP

Grande festa allo Stadio San Siro di Milano per l’incontro del Papa con i ragazzi cresimati. Coreografie, musiche e danze suggestive, con i giovani protagonisti. Poi il dialogo, vivace, intenso, gioioso, con applausi, risate. Grande partecipazione di tutti.

Davide è un ragazzo che viene da Cornaredo. Domanda al Papa: “Ma a te, quando avevi la nostra età, che cosa ti ha aiutato a far crescere l’amicizia con Gesù?”.

Il Papa risponde: i nonni, giocare con gli amici, la parrocchia. I primi che mi hanno aiutato “sono stati i nonni. ‘Ma come, Padre, i nonni possono aiutare a far crescere l’amicizia con Gesù?’ … Sono vecchi …  sono di un’altra epoca. I nonni non sanno usare il computer, non hanno il telefonino … i nonni, possono aiutarti a crescere nell’amicizia con Gesù?

Ragazzi: Sììì!!!

“E questa è stata la mia esperienza – ha detto il Papa - i nonni mi hanno parlato normalmente delle cose della vita. Un nonno era falegname e mi ha insegnato come con il lavoro Gesù ha imparato lo stesso mestiere e così, quando io guardavo il nonno, pensavo a Gesù. L’altro nonno mi diceva di non andare mai a letto senza dire una parola a Gesù, dire ‘buona notte’. La nonna mi ha insegnato a pregare – anche la mamma; l’altra nonna lo stesso … Ma, è importante questo: i nonni hanno saggezza della vita e loro con quella saggezza ci insegnano come essere più vicini a Gesù. A me lo hanno fatto. Primi, i nonni. Un consiglio: parlate con i nonni. Parlate, fate tutte le domande che volete. Ascoltate i nonni. E’ importante, in questo tempo, parlare con i nonni”.

“Poi – ha proseguito - mi ha aiutato tanto giocare con gli amici, perché giocare bene, giocare e sentire la gioia del gioco con gli amici, senza insultarci, e pensare che così giocava Gesù … Ma, vi domando: Gesù giocava, o no?

Ragazzi: Sììì!!!

Ma era Dio! Dio no, non può giocare … Giocava Gesù?

Ragazzi: Sììì!!!

“Sì – ha ripreso il Papa - Gesù giocava, e giocava con gli altri. E a noi fa bene giocare con gli amici, perché quando il gioco è pulito, si impara a rispettare gli altri, si impara a fare la squadra in équipe, a lavorare tutti insieme. E questo ci unisce a Gesù”.

Poi è la volta di Monica e Alberto, genitori di tre ragazzi. Chiedono: come trasmettere ai nostri figli la bellezza della fede? A volte ci sembra così complicato poter parlare di queste cose senza diventare noiosi e banali o, peggio ancora, autoritari. Quali parole usare?

“Credo – risponde il Papa - che questa è una delle domande-chiave che tocca la nostra vita come genitori: la trasmissione della fede, e anche tocca la nostra vita come pastori e come educatori. La trasmissione della fede. E mi piacerebbe rivolgerla a voi. E vi invito a ricordare quali sono state le persone che hanno lasciato un’impronta nella vostra fede e che cosa di loro vi è rimasto più impresso. Quello che mi hanno domandato i bambini a me, io domando a voi. Quali le persone, le situazioni, le cose che vi hanno aiutato a crescere nella fede, la trasmissione della fede … Invito voi genitori a diventare con l’immaginazione per qualche minuto nuovamente figli e a ricordare le persone che vi hanno aiutato a credere. Chi mi ha aiutato, a me, a credere? Il padre, la madre, i nonni, una catechista, una zia, il parroco, un vicino, chissà… Tutti portiamo nella memoria, ma specialmente nel cuore qualcuno che ci ha aiutato a credere”.

“Adesso - prosegue il Papa - vi lancio una sfida. Un attimino di silenzio, e ognuno pensi: chi mi ha aiutato a credere? E io rispondo dalla mia parte, e per rispondere la verità devo tornare con il ricordo in Lombardia … [grande applauso] A me mi ha aiutato a credere, a crescere tanto nella fede, un sacerdote lodigiano, della diocesi di Lodi. Un bravo sacerdote che mi ha battezzato e poi durante tutta la mia vita, io andavo da lui; alcune volte più spesso, altre no … e mi ha accompagnato fino all’entrata al noviziato. E questo lo devo a voi lombardi: grazie! [applausi] E non mi dimentico mai di quel sacerdote: mai, mai! Era un apostolo del confessionale, un apostolo del confessionale. Misericordioso, buono, lavoratore … E così, mi ha aiutato a crescere. Ognuno ha pensato la persona? Io ho detto chi mi ha aiutato. E vi domanderete il perché di questo piccolo esercizio. I nostri figli ci guardano continuamente; anche se non ce ne rendiamo conto, loro ci osservano tutto il tempo e intanto apprendono. [applauso] «I bambini ci guardano»: i bambini ci guardano e questo è il titolo di un film di Vittorio De Sica del ’43. Cercatelo. Cercatelo. I bambini ci guardano. E fra parentesi, a me piacerebbe dire che quei film italiani del dopoguerra e un po’ in più, sono stati – generalmente – una vera catechesi di umanità. Chiudo la parentesi".

"Ma i bambini - ha aggiunto - ci guardano, e voi non immaginate l’angoscia che sente un bambino quando i genitori litigano. Soffrono! [applauso] E quando i genitori si separano, il conto lo pagano loro. [applauso] Quando si porta un figlio al mondo, dovete avere coscienza di questo: noi prendiamo la responsabilità di far crescere nella fede questo bambino. Vi aiuterà tanto leggere l’Esortazione “Amoris Laetitia”, soprattutto i primi capitoli, sull’amore, il matrimonio, il quarto capitolo che è un capitolo-chiave. Ma non dimenticatevi: quando voi litigate, i bambini soffrono e non crescono nella fede. [applauso] I bambini conoscono le nostre gioie, le nostre tristezze e preoccupazioni. Riescono a captare tutto, si accorgono di tutto e, dato che sono molto, molto intuitivi, ricavano le loro conclusioni e i loro insegnamenti. Sanno quando facciamo loro delle trappole e quando no. Sanno. Sono furbissimi. Perciò, una delle prime cose che vi direi è: abbiate cura di loro, abbiate cura del loro cuore, della loro gioia, della loro speranza".

"Gli occhietti dei vostri figli via via memorizzano e leggono con il cuore come la fede è una delle migliori eredità che avete ricevuto dai vostri genitori e dai vostri avi. Se ne accorgono. E se voi date la fede e la vivete bene, c’è la trasmissione. Mostrare loro come la fede ci aiuta ad andare avanti, ad affrontare tanti drammi che abbiamo, non con un atteggiamento pessimista ma fiducioso, questa è la migliore testimonianza che possiamo dare loro. C’è un modo di dire: “Le parole se le porta il vento”, ma quello che si semina nella memoria, nel cuore, rimane per sempre".

Poi il Papa ha aggiunto un’altra cosa: “In diverse parti, molte famiglie hanno una tradizione molto bella ed è andare insieme a Messa e dopo vanno a un parco, portano i figli a giocare insieme. Così che la fede diventa un’esigenza della famiglia con altre famiglie. Con gli amici, famiglie amiche … Questo è bello e aiuta a vivere il comandamento di santificare le feste. Non solo andare in chiesa a pregare o a dormire durante l’omelia: succede, eh? Non solo. Ma poi, andare a giocare insieme. Adesso che cominciano le belle giornate, ad esempio, la domenica dopo essere andati a Messa in famiglia, è una buona cosa se potete andare in un parco o in piazza, a giocare, a stare un po’ insieme. Nella mia terra questo si chiama “dominguear”, passare la domenica insieme”.

“Ma questo tempo – ha osservato - è un po’ un tempo brutto per fare questo, perché tanti genitori per dare da mangiare alla famiglia, devono lavorare anche nei giorni festivi. E questo è brutto. Io sempre domando ai genitori. Primo, quando mi dicono che perdono la pazienza con i figli, domando: “Ma quanti sono?”. Tre, quattro, mi dicono. E faccio loro una seconda domanda: “Tu, giochi con i tuoi figli?”. Giochi. E non sanno cosa rispondere. I genitori in questo tempo non possono o hanno perso l’abitudine di giocare con i figli, di perdere il tempo con i figli. Un papà una volta mi ha detto: “Padre, quando io parto per andare al lavoro, ancora stanno a letto e quando torno a tarda sera già sono a letto. Li vedo soltanto nei giorni festivi”. E’ brutto, eh? Ma è questa vita che ci toglie l’umanità! Ma tenete questo in mente: giocare con i figli, perdere il tempo con i figli è trasmettere la fede, anche. E’ la gratuità, la gratuità di Dio.  

Il Papa ha proseguito parlando dell’educazione familiare nella solidarietà. “Questo è trasmettere la fede con l’educazione nella solidarietà, nelle opere di misericordia. Le opere di misericordia fanno crescere la fede nel cuore. Questo è molto importante. Mi piace mettere l’accento sulla festa, sulla gratuità, sul cercare altre famiglie e vivere la fede come uno spazio di godimento familiare; credo che è necessario anche aggiungere un altro elemento. Non c’è festa senza solidarietà. E’ per questo. Come non c’è solidarietà senza festa, perché quando uno è solidale, è gioioso e trasmette la gioia”.

Il Papa racconta un aneddoto: “Vi racconterò una cosa che io ho conosciuto a Buenos Aires. Una mamma. Era a pranzo con i tre figli: sei, quattro e mezzo e tre anni. Poi ne ha avuti due in più. Il marito era al lavoro. Erano a pranzo e mangiavano proprio cotolette alla milanese … perché lei me l’ha detto, e ognuno dei bambini ne aveva una sul piatto. Bussano alla porta: il più grande va, apre la porta, vede, torna … “Mamma, un povero chiede da mangiare”. E la mamma, saggia, fa la domanda: “Ma cosa facciamo? Diamo o non diamo?” – “Sì, mamma, diamo, diamo!”. C’erano altre cotolette alla milanese, lì. La mamma disse: “Ah, benissimo: facciamo due panini: ognuno taglia a metà la propria e facciamo due panini” – “Mamma, ma ci sono quelle!” – “No, quelle sono per la cena”. E la mamma ha insegnato loro la solidarietà, ma quella che costa, non quella che avanza! Per l’esempio basterebbe questo, ma vi farà ridere come è finita la storia. La settimana dopo, la mamma è dovuta andare a fare la spesa, il pomeriggio, verso le quattro, e ha lasciato tutti e tre … per un’oretta ... Quando torna la mamma, non c’erano tre: c’erano quattro. C’erano i tre figli e un barbone [ride] che aveva chiesto l’elemosina e lo hanno fatto passare, e stavano bevendo insieme caffelatte. Eh … ma questo è un finale per ridere un po’ … Educare alla solidarietà, cioè alle opere di misericordia.

Infine la domanda di Valeria, mamma e catechista di una parrocchia di Milano: “Lei ci ha insegnato che per educare un giovane occorre un villaggio: anche il nostro Arcivescovo ci ha spronato in questi anni a collaborare, perché ci sia una collaborazione tra le figure educanti. Allora noi volevamo chiederLe un consiglio, perché possiamo aprirci a un dialogo e a un confronto con tutti gli educatori che hanno a che fare con i nostri giovani”.

Papa Francesco risponde: “Io consiglierei un’educazione basata sul pensare-sentire-fare, cioè un’educazione con l’intelletto, con il cuore e con le mani, i tre linguaggi. Educare all’armonia dei tre linguaggi, al punto che i giovani, i ragazzi, le ragazze possano pensare quello che sentono e fanno, sentire quello che pensano e fanno e fare quello che pensano e sentono. Non divorziare i tre: tutte e tre insieme. Non educare soltanto l’intelletto: questo è dare nozioni intellettuali, sono importanti. Ma questo, senza il cuore e senza le mani, non serve. Non serve. Dev’essere armonica, l’educazione. Ma si può dire anche: educare con i contenuti, le idee, gli atteggiamenti nella vita e i valori. Anche si può dire così. Ma mai educare soltanto, per esempio, con le nozioni, le idee. No. Anche il cuore deve crescere nell’educazione, e anche il “fare”, l’atteggiamento, il modo di andare nella vita”.

“In riferimento al punto precedente – osserva - ricordo che una volta in una scuola c’era un alunno che era un fenomeno a giocare a calcio e un disastro nella condotta in classe. Una regola che gli avevano dato era che se non si comportava bene doveva lasciare il calcio. Gli piaceva, eh? Dato che continuò a comportarsi male rimase due mesi senza giocare, e questo peggiorò le cose. Stare attenti quando si punisce: questo peggiorò in quel ragazzo. Questo è vero, eh? L’ho conosciuto io, questo ragazzo. Un giorno l’allenatore parlò con la direttrice e le chiese che il ragazzo … potesse riprendere a giocare. “Ma, proviamo”, ha detto la signora. Ma lo mise come capitano della squadra. Allora quel bambino, quel ragazzo si sentì considerato, sentì che poteva dare il meglio di sé e cominciò non solo a comportarsi meglio, ma a migliorare tutto il rendimento. Questo mi sembra molto importante nell’educazione. Molto importante”.

“Tra i nostri studenti – ha osservato - ce ne sono alcuni che sono portati per lo sport e non tanto per le scienze e altri riescono meglio nell’arte piuttosto che nella matematica e altri nella filosofia più che nello sport. Un buon maestro, educatore o allenatore sa stimolare le buone qualità dei suoi allievi e non trascurare le altre; e lì si dà quel fenomeno pedagogico che si chiama transfert: facendo bene e piacevolmente una cosa, si trasferisce all’altra. Cercare dove do più responsabilità, dove più gli piace, e lui andrà bene. E sempre va bene stimolarli, ma i bambini hanno anche bisogno di divertirsi e di dormire. Educare soltanto, senza lo spazio della gratuità non va bene”. 

Il Papa finisce l’incontro con un appello contro il bullismo, “un fenomeno brutto in questi tempi, che mi preoccupa”, dice. “Per favore, state attenti. [grande applauso] E adesso domando a voi, cresimandi. In silenzio, ascoltatemi. In silenzio. Nella vostra scuola, nel vostro quartiere, c’è qualcuno o qualcuna di cui vi fate beffe, prendete in giro perché ha quel difetto, perché è grosso, perché è magro, per questo, per l’altro? Pensate. E a voi piace farlo vergognare e anche picchiarlo per questo? Pensate. Questo si chiama bullying (bullismo) Per favore, per il sacramento della Santa Cresima, fate la promessa al Signore di mai fare questo e mai permettere che si faccia nel vostro collegio, nella vostra scuola, nel vostro quartiere. Capito?

Ragazzi: Sììì!!! [applauso grande]

“Mi promettete – prosegue il Papa – di non prendere mai, mai in giro, farvi beffe di un compagno di collegio, di quartiere, promettete questo, oggi?

Ragazzi: Sììì!!!

“Il Papa non è contento con la risposta- esclama - Promettete questo?”.

Ragazzi: [fortissimo] Sìììì!!!

“Bene – continua Francesco - Questo “sì” lo avete detto al Papa. Ora in silenzio. Pensate; che cosa brutta è questa e pensate se siete capaci di prometterlo a Gesù. Promettete a Gesù, mai fare questo bullying?

Ragazzi: Sììì!!!

Papa Francesco: A Gesù …

Ragazzi: [forte] Sììì!!

Papa Francesco: “Grazie. E che il Signore vi benedica!”.

Il Padre nostro conclude la bella festa di San Siro, con il Papa che chiede di pregare per lui.