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Raid Usa su Mosul, fonti locali denunciano vittime tra i civili

Mosul: quartieri bombardati - AFP

Mosul: quartieri bombardati - AFP

Gli Stati Uniti hanno ammesso di essere i responsabili di un bombardamento aereo che lo scorso 17 marzo ha colpito i quartieri occidentali di Mosul, ancora controllati dal sedicente Stato Islamico. Testimoni locali denunciano la morte di oltre 200 persone, in gran parte civili, a causa del raid. Diverso il bilancio diffuso dall’esercito iracheno che parla di 61 vittime. Il servizio di Marco Guerra:

I militari iracheni hanno interrotto le operazioni per la riconquista di Mosul Ovest dopo l'ammissione di responsabilità dell’aviazione Usa del raid del 17 marzo scorso. Lo riferisce il Guardian, mentre il bilancio delle vittime del raid resta ancora incerto: fonti locali riferiscono di almeno 200 corpi estratti dalle macerie di un palazzo collassato. In un comunicato della Coalizione si precisa che il bombardamento è avvenuto su richiesta delle forze irachene contro postazioni del sedicente Stato Islamico. Se venisse confermato che tutte le vittime del raid sono civili, si tratterebbe del più sanguinoso episodio dall'inizio dei bombardamenti anti-Is in Iraq e Siria nel 2014. L’incidente intanto alimenta nuove polemiche sulle operazioni antiterrorismo svolte negli ultimi mesi dagli Stati Uniti e che hanno fatto registrare diversi errori. Sono in corso infatti le indagini sull'attacco che recentemente ha provocato numerosi morti all'interno di una moschea in Siria e la morte di civili nel raid dei Navy Seal in Yemen a gennaio. Dal canto loro i vertici militari americani affermano di aver adottato misure a tutela della popolazione; assicurano che la coalizione non abbandonerà il suo impegno nei confronti dei partner iracheni e accusano l’Is di usare i civili come scudi umani, cercando rifugio in scuole, ospedali, siti religiosi.