Leggi l'articolo Vai alla navigazione

Social:

RSS:

App:

Radio Vaticana

la voce del Papa e della Chiesa in dialogo con il mondo

lingua:

Chiesa \ Chiesa in Italia

Parolin a Carpi: riapertura cattedrale segno che terremoto non ha ultima parola

La cattedrale di Carpi (foto d'archivio) - RV

La cattedrale di Carpi (foto d'archivio) - RV

“Il terremoto può colpire e ferire, ma non può sconfiggere e annichilire, può danneggiare e far tremare la terra, ma non può disgregare e disperdere una comunità che si impegni a rinascere”. E’ quanto affermato, ieri, dal cardinale Pietro Parolin nella solenne concelebrazione eucaristica per la riapertura della cattedrale di Carpi, a cinque anni dal terremoto che ha colpito l’Emilia Romagna e ad una settimana dalla visita che Papa Francesco compirà nella diocesi romagnola. Il servizio di Alessandro Gisotti:

“Il terremoto – ha detto il cardinale Pietro Parolin a Carpi – come altri drammi che possono scuotere la società, con i loro lutti e devastazioni non hanno l’ultima parola”. Con l’aiuto del Signore, ha proseguito il segretario di Stato Vaticano, “e perseverando con operosità e coraggio, la vita rinasce, le ferite si cicatrizzano e si ritorna a camminare insieme, a sperare, a progettare e a costruire”. Il cardinale Parolin, riferisce l’agenzia Sir, ha dunque messo in guardia dalla “tentazione di insistere solo sul male, sul negativo e perfino di spettacolarizzare le tragedie” ed ha ribadito che “la riapertura del tempio di pietra sarà tanto più significativa quanto più riapriremo anche i cuori e le menti a Cristo, al suo messaggio di pace, di salvezza, di gioia, di autentica liberazione”.

Card. Bagnasco: questa è la nostra Italia, che lavora con fatica e speranza
Alla solenne riapertura della cattedrale di Carpi ha preso parte anche il cardinale Angelo Bagnasco, presidente della Cei, che ha definito l’evento “un momento solenne e commovente insieme, che viene a coronare un lungo tempo di fatiche, di speranze, di trepidazioni e di grande lavoro”. Questo, ha detto l’arcivescovo di Genova, “è il nostro Paese, questa è la nostra Italia. Con le contraddizioni della persona umana certo, ma anche con questo radicamento, con questa passione che soprattutto nei momenti di difficoltà emergono, nella consapevolezza di appartenere a una storia, fatta di Vangelo”. La Chiesa italiana, ha detto ancora il porporato, “vuole continuare  in questa missione di servire il popolo, che è la ragione della nostra vita: è una grazia poter servire la nostra gente come sacerdoti e come pastori”.