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Disarmo: Papa all'Onu, messaggio lungimirante. Speranze ci sono

Fermo immagine di test nucleari americani - ANSA

Fermo immagine di test nucleari americani - ANSA

Costose, distruttive inutili oggi: le armi nucleari non rappresentano una soluzione alle sfide di oggi. Commenta così il meassaggio inviato dal Papa all'Onu, Maurizio Simoncelli,  vicepresidente dell' Istituto di ricerche internazionale Archivio disarmo, che, al microfono di Gabriella Ceraso, commenta alcuni aspetti del testo di Francesco:

R. – E’ una contraddizione avere armi di distruzione di massa, quindicimila testate nucleari che possono distruggere il pianeta più volte, con l’esistenza stessa dell’Organizzazione delle Nazioni Unite ed è uno spreco immenso di risorse: si parla di oltre cento miliardi all’anno, solo per le armi nucleari, dodici milioni di dollari l’ora! Altro elemento: sono armi che puntano, in realtà, a un totale annientamento dell’umanità.

D. – Quando il Papa dice: “Servono strategie lungimiranti, un dialogo condiviso, una maggiore fiducia; no soprattutto all’isolazionismo”: è tanto impossibile farlo?

R. – Dobbiamo ricordare che l’anno prima, anche, del Trattato di non proliferazione nucleare, un subcontinente come l’intera America Latina si è dichiarato denuclearizzato. Successivamente, l’intera Africa, anche l’Asia centrale, anche altre aree del pianeta si sono dichiarate denuclearizzate: non vogliono avere armi nucleari, non vogliono farle passare sul proprio territorio. Stiamo parlando di continenti o porzioni enormi di continenti. Sono 32 i Paesi che hanno votato contro questa risoluzione per mettere al bando le armi nucleari; tra questi sono in primo luogo Stati Uniti e Russia. Purtroppo c’è anche l’Italia e altri Paesi alleati. Ma ci sono anche altri Paesi, armati nuclearmente, come la Cina, il Pakistan – ad esempio – che invece si sono astenuti, quindi già sono posizioni diverse. E addirittura, la Corea del Nord che ha votato a favore, invece, di un bando del genere … Quindi, mi sembra che ci siano delle prospettive su cui lavorare. E’ un discorso lungimirante? Sì, probabilmente è lungimirante, ma è anche a breve periodo, perché la minaccia nucleare è una minaccia che noi abbiamo tutti i giorni in casa nostra e quindi penso che il messaggio del Papa sia non solamente di una prospettiva lontana, ma riguarda anche la vita immediata che noi facciamo ogni giorno.

D. – E' effettivamente così, come dice il Papa che queste armi, oggi, sono incapaci a risolvere le principali sfide che stiamo affrontando?

R. – Certamente. Le minacce maggiori dell’umanità nel complesso sono i cambiamenti climatici, la povertà, i movimenti migratori … le Nazioni Unite, in uno studio previsionale dicono che nel 2050 ci saranno alcuni miliardi di persone che non avranno accesso all’acqua potabile, il che vuol dire movimenti migratori di dimensioni mai registrati nella storia; e certamente, questi problemi non potranno essere risolti con l’arma nucleare: questo è evidente. Come non potranno essere risolti altri problemi, anche drammatici, come può esserlo quello del terrorismo. Sono armi talmente distruttive che, da un certo punto di vista, sono totalmente inutili, anche per chi crede nell’uso delle armi per risolvere alcuni problemi. Ma sono talmente distruttive che, tant’è vero, poi non sono state più usate dopo quel terribile agosto 1945.

D. – Ma è possibile che il mondo non capisca che non può essere la paura a reggere la pace?

R. – Ma, io direi che gran parte del mondo se n’è reso conto: 123 Stati hanno votato a favore e vogliono questo bando. Altri Paesi, come accennavo, si sono astenuti, quindi hanno una posizione già relativamente più moderata, ma è una minoranza quella dei Paesi che vogliono queste armi. E quindi i passi in questo senso – questa iniziativa – non so se poi effettivamente porterà un risultato immediato, ma ha un’importanza politica, morale, etica enorme. E quindi mi auguro che i lavori che in questi giorni sono appena preparatori alla sessione che poi ci sarà nel giugno prossimo, diano poi risultati effettivamente positivi e si arrivi a un bando, auspicando che poi anche le altre potenze che credono invece nell’uso delle armi nucleari, riescano a capire che bisogna operare in un’altra prospettiva, non in una corsa ad armamenti sempre più distruttivi ma nell’ambito di una politica di cooperazione di fiducia, di cooperazione a livello internazionale.