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La tecnologia che fa bene all'uomo in un libro di p. Larrey

Computer - EPA

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Una tecnologia al servizio della giustizia e della pace, ispirata ai “Core Values”, i valori fondamentali della civiltà umana. E’ quanto emerge nel libro di padre Philip Larrey dal titolo “Connected world”, che cerca di mostrare attraverso interviste ai leader di alcune aziende i benefici e i rischi della digitalizzazione. Un tema di estrema attualità che interpella anche la Chiesa. Alla presentazione del volume, presso la sede della nostra emittente, c’era per noi Cecilia Seppia:

Un dialogo fatto di serratissimi botta e risposta con i leader e i magnati dell’industria tecnologica mondiale che con i loro prodotti, consapevolmente o meno stanno modellando le abitudini dell’uomo fino ad orientare il corso della sua esistenza. Nessuno esce più di casa senza il cellulare, niente viene fatto senza l’ausilio di un’App che ci chiama il taxi, ci mostra il meteo, ci prenota un viaggio ma i pericoli della rivoluzione digitale sono sempre in agguato. Per esempio, “privacy is over”, la riservatezza è finita, per dirla con una frase di  Marshall McLuhan ma di fatto vivere in un mondo connesso e automatizzato ha anche i suoi vantaggi. L’autore del libro, padre Philip Larrey:

“Penso che anche attraverso la tecnologia noi stiamo in qualche modo alterando la natura umana, soprattutto con l’uso della nano-tecnologia, della robotica e dell’intelligenza artificiale, e credo che questa sia la sfida del domani. Si vede che ci sono tantissime cose positive: la maggioranza di questi cambiamenti sono positivi; bisogna però essere non ingenui, prudenti e soprattutto mettere la persona al centro”.

Un cambiamento epocale quello che corre, velocissimo sui binari della tecnologia digitale, della globalizzazione e dei big data e che porta nelle nostre case robot, macchine, intelligenza artificiale capaci di aiutarci nelle attività quotidiane, ma sostiene il cardinale George Pell prefetto della Segreteria per l’Economia sono pur sempre computer, privi di coscienza, incapaci di pensare e provocare il bene o il male o di sfuggire al controllo umano. Quello che bisogna comprendere è che la tecnologia se usata nel modo giusto è opportunità: basta pensare al lavoro in più e alle possibilità occupazionali che è riuscita a creare. Il card. George Pell:

“Abbiamo fatto un progresso enorme contro la povertà grazie proprio alla tecnologia: anche qui, in Europa. Il livello della vita adesso è molto superiore, economicamente: molto superiore, se si pensa a 100-200 anni fa. Per esempio in Asia milioni sono entrati nella prosperità: il numero degli analfabeti è molto, molto diminuito. No, no: c’è una disuguaglianza, ma tanti sono fuggiti dalla povertà”.

Ruolo delle aziende che producono tecnologia è allora conciliare i valori di business con quelli sociali, alla base della civiltà umana, tornare ad investire nel futuro senza sguardi apocalittici per una crescita economica forte, stabile, sostenibile provando a gestire il lato oscuro della tecnologia. D’altra parte ha detto Marcella Logli, direttore Corporate Shared Value di Tim, anche un coltello se usato male può uccidere, anche il fuoco se non contenuto può incendiare e distruggere. Serve una responsabilità sociale, fare il bene insieme all’affare. Ancora il card. Pell:

“Qualunque sistema di valori, è importante che sia trasmesso alle generazioni future e noi dobbiamo entrare in questo mondo. Tanti vogliono bene alla società, tanti cercano la verità. Io ho incontrato una delegazione di Silicone Valley: sono venuti qui precisamente per discutere di questi temi. Soltanto le persone sono buone o cattive: le macchine non sono cattive …”.