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Ue a Vienna: fuori legge il ritiro da piano ricollocamento

Uno dei salvataggi di Medici senza frontiere - ANSA

Uno dei salvataggi di Medici senza frontiere - ANSA

Comprensione: è quanto chiede Vienna all'Unione europea sulla questione migranti. Il cancelliere austriaco, il socialdemocratico Christian Kern, scriverà una lettera alle autorità europee per chiarire l'intenzione dell'Austria di voler disapplicare il piano di ricollocamento dei migranti.  Ma da Bruxelles la risposta è stata secca. Francesca Sabatinelli:


Nessun Paese può ritirarsi unilateralmente, significherebbe essere fuori legge, il che sarebbe deplorevole e non senza conseguenze: la Commissione europea per la migrazione punta il dito contro l’annuncio dell’Austria di volersi ritirare dal piano europeo di ricollocamenti, definito da Bruxelles “elemento essenziale” della solidarietà europea sui migranti e che riguarda 160 mila persone da ricollocare in Europa da Italia e Grecia. Mentre a Vienna è in corso il dibattito politico, l’Ungheria ha fatto entrare in vigore, e sempre in contrasto con le norme internazionali, la detenzione preventiva per i richiedenti asilo, una misura che ha scatenato le critiche delle Nazioni Unite, delle organizzazioni attiviste per i diritti umani e che spinto il  Commissario europeo per la migrazione, Dimitri Avramopoulos, oggi in visita a Budapest, a sollecitare gli ungheresi a rispettare le regole dell’Unione nella gestione dei richiedenti asilo. Nel Mediterraneo, intanto, continuano i salvataggi: a Reggio Calabria e a Trapani sono arrivate due navi dell’organizzazione Medici senza frontiere, con a bordo in totale oltre mille persone, tra loro anche il cadavere di una donna. Tra le navi umanitarie attive nell’area vi è la Golfo Azzurro, a bordo si trova il giornalista free lance esperto di migrazione Giacomo Zandonini:

R. – Siamo nel mezzo del Mediterraneo, a Sud di Malta, e fra poche ore ci troveremo nella zona dove avviene la gran parte dei salvataggi e purtroppo anche dei naufragi, di fronte alle coste libiche.

D. – Negli ultimi giorni, voi avete tratto in salvo delle persone, ma avete anche trovato cadaveri …

R. – L’ultima settimana, purtroppo, è stata drammatica, qui a bordo della “Golfo Azzurro”. Ci sono stati fortunatamente diversi salvataggi operati da altre navi umanitarie, sempre di ong, presenti nella zona, la “Golfo Azzurro” invece ha ritrovato i cadaveri di cinque persone, una sesta è stata rinvenuta da un’altra imbarcazione, probabilmente appartenenti a uno o due naufragi avvenuti il giorno precedente. Abbiamo consegnato questi corpi alle autorità italiane. Erano persone dell’Africa nera, subsahariana, molto probabilmente partite da Sabratha, in Libia, dopo alcune ore di navigazione il gommone su cui erano è affondato probabilmente perché sovraccarico e perché il mare era ancora agitato. Ci sono stati, fortunatamente, nei giorni successivi altri salvataggi. In questo momento c’è la nave “Aquarius” di “Sos Méditerranée” che ha portato in Italia un centinaio di persone, sono state quasi mille quelle salvate nel corso del fine settimana. Questo significa che comunque c’è un movimento forte, in questo periodo. Il mare adesso è in miglioramento, avremo giorni di mare calmo e questo porterà sicuramente ad altre partenze. Per fortuna ci sono alcune navi di altre organizzazioni umanitarie già in posizione, e la “Golfo Azzurro” che fra qualche ora sarà in posizione di salvataggio.

D. – Fin dove vi spingete, voi navi soccorso?

R. – Fino a circa 12 miglia a nord della Libia, quindi di fatto in una giornata di tempo buono e visibilità si intravvede la costa libica, in particolare le ciminiere degli impianti petroliferi. Questo è il limite oltre il quale non si può andare perché si entrerebbe in territorio libico e sappiamo che la guardia costiera libica è composta da diverse fazioni, diversi gruppi anche con interessi e modalità purtroppo molto diversi e non sempre rispettosi della vita di chi si mette in mare, di chi è costretto a prendere il mare.