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Yemen: a due anni dall'inizio della guerra oltre 10 mila morti

Da due anni è guerra in Yemen - AFP

Da due anni è guerra in Yemen - AFP

A due anni dal suo inizio, quella in Yemen rischia di diventare una guerra dimenticata, pur facendo registrare un bilancio drammatico. Oltre 10 mila le vittime, molte delle quali bambini, mentre l’emergenza umanitaria si fa sempre più grave. Milioni gli sfollati. Il servizio di Giancarlo La Vella:

E’ ancora lontana la fine del conflitto che da 24 mesi oppone in Yemen la coalizione araba a guida saudita e i ribelli sciiti houthi. Anzi, lo scontro armato rischia di acuirsi stando alle ultime intenzioni dell’amministrazione americana Trump di scendere in campo a fianco della coalizione. Ma qualsiasi guerra vuol dire disperazione, che va a colpire la popolazione civile, soprattutto le fasce più deboli. Ieri, nel centro della capitale Sana’a, controllata dai ribelli, migliaia di persone sono scese in piazza, probabilmente esortate dagli stessi houthi, per chiedere la fine del conflitto e in appoggio all’ex presidente Saleh. La situazione è al collasso e sono i più indifesi, i bambini, a morire giorno dopo giorno. Secondo l’Unicef, sono quasi 500 mila i minori in pericolo di vita a causa della povertà, della fame e delle malattie. Anche il sistema sanitario è praticamente paralizzato. L’agenzia Fides riporta una notizia che rappresenta un severo monito per la comunità internazionale: ogni 10 minuti un bambino muore a causa dell’inadeguatezza delle cure. A questo dramma si aggiunge l’aumento incontrollato delle coltivazioni di “qat”, una pianta allucinogena, che già dal 1980 l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha classificato come droga. Ce ne parla Eleonora Ardemagni, esperta di Medio Oriente dell’Ispi, Istituto di Politica Internazionale:

R. – La coltivazione del qat è una produzione tradizionale dello Yemen, che nei decenni ha sostituito la coltivazione del caffè, in quanto l’esportazione di quest’ultimo non era più conveniente al contrario di quanto accade invece con il qat. L’aspetto che appare  più preoccupante in questa fase di guerra civile senza fine è che il consumo interno di questa foglia allucinogena, secondo i dati a disposizione, sta aumentando. Quindi ci sono due piani. Il primo piano di lettura è quello prettamente economico. Da sempre il qat è stata una fonte di finanziamento per le tribù dello Yemen, soprattutto per le tribù delle aree più rurali, più remote, più distanti dallo Stato centrale, dal governo e dal welfare. Questo significa appunto che attraverso la coltivazione del qat e il suo contrabbando in Paesi vicini  - in Yemen è legale, ma per esempio non lo è in altri Stati – le tribù locali possono finanziarsi. Quindi - secondo aspetto - in un contesto di guerra civile produrre più qat ed esportarne di più significa finanziare anche la guerra, finanziare una guerra che ha tante dimensioni. Ha sì una dimensione di bombardamenti, ma anche una dimensione di guerriglia quotidiana sul terreno che necessita costantemente, purtroppo, di esser finanziata.

D. - Chi sono i maggiori utilizzatori di qat?

R. - In particolare nella fazione ribelle sono tanti i soldati, anche bambini, che vengono utilizzati. Quindi in un contesto di povertà estrema dilagante, di un conflitto senza fine, anche l’utilizzo, purtroppo, di questa foglia stimolante è anche uno strumento per la prosecuzione quotidiana della guerriglia.

D. - Attraverso l’esportazione illegale di questo allucinogeno, anche l’Occidente rischia secondo lei involontariamente di finanziare questa guerra?

R. - Non so se il qat raggiunga i mercati occidentali. Il suo consumo è diffuso, ad esempio, nel Corno d’Africa, in Paesi già molto poveri, e va anche verso il Golfo. Al momento credo che il fenomeno dell’esportazione del qat sia un legato maggiormente alla sfera regionale e comunque il dato che emerge è l’aumento del consumo interno.

D. - La coltivazione del qat ha un particolare impatto ambientale in un Paese già stremata dai bombardamenti, dalla guerra?

R. - Sì, tra l’altro la coltivazione del qat necessita di moltissima acqua. Quindi circa il 40 percento dell’acqua, che viene destinata per usi agricoli, viene utilizzata dagli yemeniti proprio per coltivare questa foglia. Tra l’altro lo Yemen è un Paese in crisi idrica già prima del confitto e lo è ancora di più adesso. L’accesso all’acqua potabile in alcune aree non è garantito, per cui l’aumento della coltivazione del qat ha anche degli effetti preoccupanti proprio sulla sostenibilità dell’intero sistema agricolo e idrico del Paese.