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Myanmar: Chiesa e ong salutano inchiesta Onu su condizione Rohingya

Un villaggio di Rohingya - AP

Un villaggio di Rohingya - AP

La Chiesa cattolica, le organizzazioni della società civile birmana e diverse ong internazionali salutano la decisione dell’Onu di aprire una inchiesta ufficiale e una missione per indagare sulle violazioni dei diritti umani contro i musulmani Rohingya nello Stato birmano di Rakhine. Il provvedimento è stato ufficializzato dal Consiglio Onu dei diritti umani, che ha promosso una “missione d'inchiesta internazionale indipendente” per “accertare la piena responsabilità e garantire giustizia per le vittime” delle violazioni dei diritti umani in Rakhine. Contestualmente, si prolunga di un anno il mandato del Relatore speciale Onu sulla situazione dei diritti umani in Myanmar. Il governo della Birmania si è pubblicamente dissociato dalla risoluzione Onu.

Christian Solidarity Worldwide: il governo birmano collabori
Secondo “Christian Solidarity Worldwide” (CSW) la risoluzione invia “un messaggio importante al popolo della Birmania: che la comunità internazionale si impegna ad affrontare la straziante situazione nel Paese, in particolare nello Stato Rakhine”. La ong cristiana – riferisce l’agenzia Fides - esprime rammarico per il fatto che “il governo birmano si sia dissociato da questa risoluzione” e lo esorta “a collaborare pienamente con la missione per accertare i fatti, garantendo accesso completo e senza restrizioni agli inviati Onu, in particolare nello stato di Rakhine, ma anche negli stati Kachin e Shan. Vi sono, infatti, notizie di gravi violazioni dei diritti umani anche nel Nord della nazione”.

La situazione dei musulmani Rohingya precipitata lo scorso ottobre
La già difficile condizione della popolazione dei musulmani Rohingya si è ulteriormente deteriorata a partire dall'ottobre 2016, quando l’esercito birmano ha scatenato una vasta offensiva militare contro i civili, dopo la morte di 9 agenti di polizia in un attacco a due posti della guardia di frontiera in Rakhine. I militari sono accusati di aver commesso gravi violazioni dei diritti umani contro i Rohingya, incendiando case, compiendo esecuzioni senza processo, torture e stupri di massa.

L'Alto Commissariato Onu per i diritti umani: una politica orchestrata
Il 3 febbraio l'Alto Commissariato Onu per i diritti umani ha pubblicato un ampio rapporto sulle violazioni dei diritti umani nello stato di Rakhine, parlando di una “politica orchestrata da un gruppo etnico o religioso per terrorizzare la popolazione civile di un altro gruppo etnico o religioso” e cacciarla da un dato territorio. Secondo il rapporto, a partire dal 9 ottobre sono circa 90.000 gli sfollati Rohingya, interni o transfrontalieri.

Card. Bo: un campanello di allarme  per la giovane democrazia birmana
Il mese scorso, l’arcivescovo di Yangon, card. Charles Maung Bo, più volte intervenuto in questi mesi in difesa dei Rohingya, ha definito il rapporto “profondamente inquietante” e un “campanello di allarme”  per la nuova e fragile democrazia birmana, chiedendo al governo di “permettere libero accesso alle agenzie umanitarie, ai media e agli osservatori dei diritti umani negli stati di Rakhine, Kachin e Shan”. (L.Z.)