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Con omaggio a Totò, inaugurato Festival del Cinema Europeo

Totò - RV

Totò - RV

Si è inaugurato ieri sera a Lecce il Festival del Cinema Europeo, giunto alla 18.ma edizione, con un omaggio al grande attore comico italiano Totò, del quale ricorrono i cinquant’anni della scomparsa. È stata la sua storica spalla vista in decine di film, Carlo Croccolo, a ricordarlo con tanta emozione e rimpianto. Il servizio di Luca Pellegrini:

"Genio sul lavoro e uomo immenso". Carlo Croccolo, novant’anni il prossimo 9 aprile, ricorda così il Principe Antonio De Curtis, in arte Totò. È felicissimo di poter ripercorrere con la memoria i tanti anni e i tantissimi film condivisi con questo grande attore napoletano. Sono molti i momenti che ricorda, come quando lo incontrò la prima volta a Roma e quando nel 1950 ottenne una particina, quella del cameriere Gondrano, in "47 morto che parla". Ha potuto, Croccolo, essere testimone della professionalità di Totò e delle segrete qualità dell’uomo. Gli abbiamo chiesto perché ricordare Totò come un uomo immenso:

R. – Era immenso perché non era prevedibile, non era misurabile. Totò non improvvisava, Totò era un uomo professionale e attaccato al professionismo in un modo esagerato. E io lo stimavo e lo amavo per questo.

D. – Qual è qualità umana che ricorda di Totò?

R. – La qualità umana di Totò era quella proprio di non perdonare le sciatterìe, cosa di cui purtroppo oggi più che mai se ne sente la necessità. Oggi è un mondo sciatto, con delle persone sciatte, con una morale sciatta... Oggi Totò ci vorrebbe più che mai, con la sua personalità e la sua severità.

D. – Croccolo: che cosa ha avuto Totò di speciale rispetto a tutti gli altri attori comici di quella generazione?

R. – Quella di avere qualcosa che nessuno sa e nessuno capisce: quella di essere Totò. Era severo! Le dirò di più: quelli che stavano vicino a lui al momento non lo avvertivano, non lo capivano. Difatti Totò, devo dire anche un po’ a dispetto di quello che si afferma, quando era vivo non era considerato “immenso” come oggi invece giustamente lo considerano. Era un attore comico: anzi, a Milano era un napoletano qualsiasi. Io l’ho capito dopo chi era Totò e l’ho capito frequentandolo, quando ho cominciato a doppiarlo, quando poi ho cominciato a scrivere questa sceneggiatura con lui a casa sua: allora ho capito chi era Totò. Quando gli stavo vicino e facevo i film non me ne rendevo conto. E se ne sono resi conto, credo, pochissimi; tant'è vero che l’hanno scoperto dopo.