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Venezuela: non si fermano proteste e scontri anti-Maduro

Venezuela scontri a San Cristobal - AFP

Venezuela scontri a San Cristobal - AFP

Non si fermano le proteste e gli scontri in Venezuela contro il presidente Maduro. La scorsa settimana la Corte suprema ha prima esautorato il parlamento e poi ha ritirato la decisione. I vescovi hanno già denunciato il rischio dittatura, mentre il Paese sprofonda in una crisi economico-alimentare pesantissima. Massimiliano Menichetti ha intervistato Maria Rosaria Stabili, ordinario di Storia dell'America latina presso l’Università di Roma Tre:

R. - Il quadro è molto grave, è una crisi che si trascina da tempo e che ha anche a che vedere con le scelte di politica economica portate avanti da Chavez. Le cose sono via, via precipitate con la presidenza di Maduro ma è tutta la compagine governativa che in questi anni si è rivelata incapace di gestire la crisi e contenere la conflittualità sociale.

D. - Alcuni dicono: è un problema che nasce dal controllo delle risorse petrolifere e il ruolo della Russia e della Cina nelle imprese miste venezuelane. C’è anche un aspetto fortemente economico?

R. - Questa faccenda di dare la responsabilità alla Russia, la Cina e ancora prima agli Stati Uniti, è sempre scaricare sugli altri delle responsabilità che magari ci sono ma io credo sia importante anche guardare le dinamiche interne a una cattiva gestione o una cattiva amministrazione delle risorse in un’epoca di espansione, quando ancora le imprese petrolifere garantivano la disponibilità finanziaria. Faccio riferimento alle dinamiche con cui si è gestita la nazionalizzazione di queste imprese e soprattutto l’organizzazione interna. Non c’è stato un piano di riorganizzazione razionale efficiente e messa nelle mani di gente competente.

D. – Poi, il Venezuela galleggia sul petrolio?

R. – Infatti, quello che fa molta rabbia è che è un Paese con grandi potenzialità ma all’origine della crisi c’è la cattiva gestione del processo di nazionalizzazione e di controllo da parte dello Stato delle imprese petrolifere. Non sono state prese delle misure che favorissero un reale sviluppo e quindi una utilizzazione in chiave populista degli introiti, in chiave clientelare.

D. – La popolazione del Venezuela è alla fame, ci sono le proteste di piazza, gli scontri con i filo-governativi: si rischia il colpo di Stato?

R. – Certo. La decisione del tribunale di esautorare il parlamento andava in quella direzione. Maduro resisterà fino all’ultimo. Credo che un ruolo fondamentale giochi il contesto internazionale. Io confido sui Paesi dell’America Latina e la loro capacità di fare pressioni e contenere e contrastare il pericolo di golpe. Bisogna capire che cosa si muove all’interno delle forze armate.

D. – Ma i militari non sono tutti dalla parte di Maduro?

R. - Questo non è chiaro. C’è un settore che è in crisi però non riesco a valutare, sulla base delle informazioni che ho, quanto grande è il settore che ancora lo appoggia e quanta forza abbia un settore che è critico nei confronti di Maduro. Non è che tutte le forze armate appoggiano Maduro, questo è certo.