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L'Aquila ricorda il terremoto. Il vescovo: città non perda l'anima

Fiaccolata in ricordo del terremoto - ANSA

Fiaccolata in ricordo del terremoto - ANSA

Ieri sera all'Aquila hanno sfilato le popolazioni colpite dal terremoto nell'Italia centrale. Non solo il capoluogo abruzzese, alla marcia silenziosa per ricordare la calamità del 6 aprile 2009, ma anche le comunità degli altri centri della Regione e dei territori colpiti dal sisma negli ultimi mesi. Alessandro Guarasci:

Le popolazioni del Centro Italia hanno voluto ricordare tutte le vittime dei terremoti. Il 6 aprile del 2009 furono 309 i morti del sisma che colpì L’Aquila. Da quel giorno la città ancora non è rinata. Mons. Giuseppe Petrocchi, arcivescovo dell’Aquila:

“Se la città – per ipotesi – venisse perfettamente rifatta nelle sue strutture architettoniche, ma perdesse la sua anima cristiana e culturale – io ho detto – diventerebbe una sorta di termitaio urbano, un semplice aggregato di persone. Di conseguenza, occorre che la grande tradizione spirituale e culturale che L’Aquila ha venga non solo custodita ma potenziata”.

Quella che è andata in tilt è anche l’economia della città, fatta da micro-imprese, spesso a conduzione familiare. Nell’area centrale prima del 2009 ce n’erano un migliaio legate al commercio, dice il direttore di Confcommercio dell’Aquila Celso Cioni:

“Nella stessa zona sono state riaperte poco meno di 50 attività; oltre 250, purtroppo, hanno dovuto chiudere perché non hanno trovato né le forze né ci sono stati finora sostegni di nessun tipo – purtroppo – e quindi hanno dovuto abbassare la saracinesca. Le altre si sono ricollocate in un perimetro più ampio del Raccordo anulare di Roma”.

Il problema è che tutto il Centro Italia continua ad essere colpito dal terremoto. Sono migliaia le scosse che si sono succedute da agosto scorso ad oggi, e il loro effetto sugli abitanti dell’Aquila è stato devastante, dice mons. Petrocchi:

“Questa ri-edizione di un evento traumatico ha prodotto sconquassi interiori: io parlo di faglie non solo geologiche, ma anche psicologiche, sociali … Solo chi sta sul posto capisce come l’evento terremoto possa determinare problemi profondi di rapporto con sé e con il mondo che circonda. C’è bisogno di mobilitare tutte le energie per dare risposte forti e capaci di ricostruire un futuro carico di speranza”.

Appunto, L’Aquila cerca di rinascere, riprogettando anche il futuro. Ancora Cioni di Confcommercio

“Abbiamo sollecitato la politica e finalmente nelle prossime settimane dovrebbe uscire un bando che si chiama ‘Fare centro’, che dovrebbe consentire – con dei sostegni economici e delle agevolazioni di natura fiscale – di far rientrare, come noi ci auguriamo, 200-300 imprese nei prossimi 24 mesi. Noi abbiamo detto sempre che non volevamo grano, ma volevamo avere le zappe e le sementi per far rifiorire la città. Su questo stiamo ancora lavorando”.

Un lavoro non facile ma che va fatto velocemente se vogliamo arginare lo spopolamento di questi territori.