Leggi l'articolo Vai alla navigazione

Social:

RSS:

App:

Radio Vaticana

la voce del Papa e della Chiesa in dialogo con il mondo

lingua:

Società \ Scuola

Scholas Occurrentes a Roma: combattere indifferenza e discriminazione

Papa Francesco al 6° Congresso della Fondazione Scholas in Vaticano - AFP

Papa Francesco al 6° Congresso della Fondazione Scholas in Vaticano - AFP

La Fondazione Scholas presenta per la prima volta in Italia il programma educativo di Papa Francesco: l’iniziativa coinvolge fino alla giornata di oggi, 200 giovani di 10 scuole della capitale. Alla cerimonia di chiusura il ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, Valeria Fedeli e il direttore di Scholas Occurrentes, Josè Maria Del Corral. Il servizio di Patricia Ynestroza:

Scholas Cittadinanza, la proposta educativa di Papa Francesco, presente in 190 Paesi con una rete che comprende 446.133 scuole, arriva in Italia, a Roma, con un programma di attività che coinvolge 200 studenti tra i 15 e i 17 anni, di fedi e nazionalità diverse, provenienti da dieci scuole pubbliche e private della capitale. Nel primo giorno del programma, i giovani hanno affrontato alcuni temi - la scuola, la corruzione, la disoccupazione, l'indifferenza sociale e familiare, la discriminazione, il bullismo - selezionando due problematiche, l'indifferenza e la discriminazione, su cui hanno lavorato in questi giorni con analisi, dibattiti, raccolta di informazioni finalizzati all’elaborazione di una proposta concreta per migliorare la società. Shamir Aktar è una studente dell’Istituto Einaudi:

R. – Se uno viene da un altro Paese, con un’altra religione, come è il mio caso, trova tanti problemi, tra cui anche indifferenza e discriminazione …

D. – Hai sperimentato sulla tua pelle indifferenza e discriminazione?

R. – Sì, a scuola, quando sono arrivata: non tutti volevano accettarmi in classe, come nuova compagna, perché innanzitutto non conoscevo la lingua e poi ero molto diversa da loro … è difficile spiegare …

D. – Senti che adesso piano piano le cose stanno migliorando?

R. – Sì, è passato tanto tempo e quindi ho imparato a stare con gli altri, come comportarmi e quindi adesso mi trovo molto bene, rispetto ai primi tempi. Non con tutti mi trovo bene, perché alcuni dicono che sono diversa, porto il velo, mi guardano … anche se non dico niente, ma io questo lo capisco …

D. – In questi giorni hai dato una testimonianza di quello che hai vissuto …

R. – Sì: ho parlato dei problemi anche se – non davanti a tutti, ma quando abbiamo lavorato in gruppi – abbiamo parlato dell’indifferenza e quindi in quell’occasione ho detto tutto quello che sentivo …

Daniele Limeli dell’Istituto Einstein-Bachelet ci racconta l’esperienza fatta con Scholas Cittadinanza:

R. – Ho sentito una forte unione tra tutte le scuole: sembrava che fossimo tutti della stessa scuola … poi, sono argomenti molto importanti di cui a volte non riusciamo a parlare in classe perché bisogna fare altro. E’ stato molto importante pensare e commentare questi argomenti. Penso che siano argomenti molto importanti e che dobbiamo rifletterci di più e ascoltare le persone che soffrono di queste cose, come ad esempio la discriminazione rivolta a persone diverse da noi, che poi alla fine non sono diverse perché sono persone uguali a noi.

Oggi la cerimonia conclusiva del programma all’Istituto Einaudi, con la presentazione delle proposte e delle dichiarazioni d’intenti degli studenti, alla presenza della ministra della Pubblica Istruzione, Valeria Fedeli, del direttore mondiale di Scholas, José María del Corral e di altre autorità civili e religiose. A Enrique Palmeyro, membro della direzione di Scholas, abbiamo chiesto come sono stati questi cinque giorni a Roma:

R. – Giorni intensi, si è visto che la realtà dell’indifferenza e della discriminazione è un tasto dolente che si percepisce non solo nella società, ma in particolare tra i giovani. L’indifferenza e la discriminazione non sono fenomeni indotti dai rifugiati e dai migranti, il problema è che se non esiste il concetto di creare ponti tra le persone, ci potrà essere sempre un fattore qualsiasi che potrà indurre indifferenza e discriminazione. Oggi si rileva in forma più pesante, perché si concentra su rifugiati e immigrati. Di questo si sono accorti anche i ragazzi e ci hanno riflettuto; hanno visto come si creino distanze molto ampie con le persone “diverse” ma rilevano anche che le differenze non dovrebbero esistere perché siamo tutti uguali.

José María del Corral, presidente di Scholas:

R. – Consideriamo che nei primi giorni i ragazzi erano molto sulla difensiva, erano un po’ schivi, e piano piano si sono sciolti. Non è stato un caso che i ragazzi abbiamo scelto proprio questi due argomenti, cioè la discriminazione e l’indifferenza: è evidente che sentono la necessità di capire, di parlare, di sfogarsi. I ragazzi hanno raccolto il messaggio di Francesco: si sono uniti non solo con la testa, ma anche con il cuore. Sono riusciti a infrangere muri e barriere e insieme hanno affrontato le due tematiche. Credo che sia questo il grande cambiamento prodotto da questi cinque giorni. Infatti, la necessità dell’incontro e dell’unità c’era pure prima, ma c’era anche la paura indotta dalla società, dagli adulti. In questi giorni, questo desiderio di incontro e di unità si è risvegliato.