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Giornata rom, Sant’Egidio: l’integrazione conviene a tutti

Giornata Rom, Sant’Egidio: l’integrazione conviene a tutti

Giornata Rom, Sant’Egidio: l’integrazione conviene a tutti

Integrazione urgente

“Quello che si è svolto a Roma, alla vigilia della Giornata internazionale dei rom e dei sinti, è stato un incontro ad alto livello che dimostra l’attenzione della Chiesa per la pastorale dedicata a questo popolo, che rappresenta la più grande minoranza paneuropea, e per la sua integrazione sociale. L’esclusione della popolazione rom da una serie di diritti civili è una questione che deve interrogare ugualmente Chiesa e istituzioni. L’urgenza di superare queste barriere sociali è stata sottolineata anche da un messaggio del Papa per l’occasione”. Paolo Ciani della Comunità di Sant’Egidio, è stato fra i partecipanti del convegno internazionale dedicato alla situazione sociale della popolazione rom in Europa, svoltosi nei giorni scorsi a Roma, per iniziativa dell’Ambasciata ungherese presso la Santa Sede.

Scuola, sanità, lavoro, casa

“L’Europa – spiega Ciani – già dal 2011 ha invitato gli Stati ad adottare strategie nazionali d’inclusione che seguano quattro assi: istruzione, sanità, lavoro e abitazione. In Italia, ci stiamo muovendo sui primi due aspetti, ma siamo in grave ritardo sugli altri. Soprattutto i numerosi campi nomadi, alle periferie delle città, restano luoghi di ghettizzazione che non aiutano l’inclusione, creando problemi di devianza. Anche in altri paesi europei – spiega ancora l’operatore di Sant’Egidio – vengono affermati i diritti e stanziati i fondi, ma a livello locale le amministrazioni temono che attuare politiche a favore dei rom sia impopolare e non si prendono la responsabilità di progetti lungimiranti che favoriscano l’integrazione”.    

Un impegno politico impopolare

“Eppure, come ha dimostrato la vicenda romana di Mafia Capitale, l’esclusione e la segregazione hanno dei costi. E inoltre emarginare crea devianza e ulteriori costi sociali. Una segregazione che danneggia quindi sia la popolazione rom, che non può godere di diritti fondamentali,  sia tutta la società che vive in una situazione d’insicurezza”. “Il problema vero – aggiunge Ciani - è che nessuno si prende la responsabilità politica di cambiare le cose perché si sa che le politiche orientate ad aiutare i rom non pagano a livello elettorale. Ma se in una grande città italiana un sindaco risolvesse la questione sociale dei rom sono sicuro che passerebbe alla storia”.

La Chiesa non giustifica i criminali

“E molto importante però – conclude Ciani – che, come ricordò Papa Francesco nell’udienza del 26 ottobre 2015, i rom non diano all’opinione pubblica occasioni per alimentare razzismo e discriminazione e che cioè rispettino le leggi e adempiano ai loro doveri. Non deve sembrare che la Chiesa voglia nascondere i reati commessi da alcuni di loro e quindi proteggere chi delinque. La Chiesa non giustifica i criminali ed è composta da cittadini che come tutti gli altri soffrono le conseguenze delle attività illecite di una parte della popolazione rom: non viviamo su un altro pianeta. Ma è scandaloso, per esempio, che oggi in Italia non si riescano a tutelare i minori rom utilizzati nel borseggio”. “Due sono le prospettive: o noi cediamo all’idea che questa sia una popolazione ‘geneticamente’ deviante - e ci avviciniamo così alla lettura dei medici nazisti -, oppure crediamo che la devianza di una parte di questa popolazione sia frutto di problemi sociali e allora li affrontiamo: scolarizzazione di qualità e contrasto del borseggio. Non è con il razzismo che si risolvono le emergenze sociali: lavorando per l’integrazione staranno meglio loro e staremo meglio tutti”.   


(Fabio Colagrande)