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India, violenza in Kashmir: 8 morti in scontri con la polizia

India, Srinagar - AFP

India, Srinagar - AFP

Scontri tra separatisti e polizia hanno segnato ieri, in India, le elezioni parziali nello Stato di Jammu e Kashmir. Giovani manifestanti hanno aderito al boicottaggio elettorale indetto dai movimenti separatisti, lanciando sassi contro la polizia e in diversi seggi elettorale. Il bilancio della giornata di violenze è di 8 manifestanti uccisi e circa 200 feriti, metà dei quali poliziotti. Ce ne parla Elvira Ragosta:

Un turno elettorale straordinario, quello convocato per ieri nello Stato indiano del Jammu e Kashmir per assegnare un posto rimasto vacante all’assemblea statale. Gli incidenti tra manifestanti separatisti e forze di sicurezza si sono verificati fin dall’inizio della giornata in diversi seggi, nella capitale Srinagar e in altre zone dello Stato. Intanto, la bassa affluenza, che ha superato di poco il 7%, ha obbligato la Commissione elettorale ad annunciare che il voto in un centinaio di seggi dovrà essere ripetuto. Sui motivi di queste proteste sentiamo padre Bernardo Cervellera, direttore di AsiaNews:

“Questa protesta fa parte di un grande problema che è la rivendicazione del Kashmir da parte insieme del Pakistan e dell’India. In tutti questi anni, all’interno del Jammu e Kashmir, cioè la zona del Kashmir sotto la sovranità indiana, sono cresciuti sempre di più dei gruppi separatisti. I giovani che hanno fatto queste manifestazioni, che sono entrati nelle stazioni di voto, sono appunto persone che vogliono essere separate, vogliono fare del Kashmir uno Stato per conto loro. Purtroppo, il problema è che l’India fa poco per attrarre questi giovani a sé”.

Già nei mesi scorsi si erano verificato incidenti tra giovani e forze di polizia, dopo l’uccisione del militante separatista Burhan Wani. Intanto, ieri i movimenti separatisti del Kashmir hanno indetto due giorni di sciopero, mentre le autorità hanno aumentato le misure di sicurezza nella zona, ordinando anche la sospensione temporanea, fino al 12 aprile, delle comunicazioni via internet, uno strumento divenuto importante nella protesta, ci spiega padre Cervellera:

“Questo giovane militante separatista Burhan Wani, che era stato ucciso diversi mesi fa, era proprio un eroe dei social, cioè presentava discorsi, tentativi di boicottaggio, eccetera … Aveva  tutta una rete con cui lavorava: quindi non era soltanto un attivista, ma era proprio un comunicatore. E quindi la rete dei social è fondamentale. Per questo tagliano Internet: perché c’è moltissimo impegno a questo livello …”.

Nel corso dei mesi, numerosi sono stati gli appelli alla pace e alla convivenza pacifica, anche da parte della Chiesa cattolica indiana, conclude padre Cervellera:

“La Chiesa che vive in Kashmir, ma anche il resto delle comunità cristiane, continuamente dicono: ‘Ma, insomma, non è possibile fermare le violenze, dialogare?’. Anche perché bisogna che si rendano responsabili – sia l’India, sia il Pakistan – che se vanno avanti così rischiano veramente di portare la scintilla della guerra. E oltre tutto, questi due Paesi sono anche potenze nucleari … Ma purtroppo sono entrambe piene di un orgoglio che effettivamente crea soltanto nuove morti …”.