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Muolo: Benedetto XVI, Papa del coraggio e del dialogo con tutti

Il libro di Mimmo Muolo su Benedetto XVI - RV

Il libro di Mimmo Muolo su Benedetto XVI - RV

"Il Papa del coraggio". E' il titolo dell'ultimo volume del vaticanista di Avvenire, Mimmo Muolo, dedicato a Benedetto XVI in uscita in questi giorni - per le edizioni Ancora - in occasione del 90.mo compleanno di Joseph Ratzinger. Nella prefazione al libro, l'arcivescovo Rino Fisichella sottolinea che il Papa emerito "ha posto dinanzi a noi il dramma della sua esistenza come uomo e come credente, come professore e come Papa" e che "le domande che ha provocato non sono rimaste senza risposta". Al microfono di Alessandro Gisotti, Mimmo Muolo si sofferma sul titolo del suo libro che sottolinea appunto la dimensione del coraggio di Papa Benedetto:

R. – Papa del coraggio, perché innanzitutto è chiaro, la sua decisione della rinuncia è una decisione quasi senza precedenti, storicamente parlando, e quindi è una decisione che implica coraggio. E poi, perché nonostante tutto quello che si è detto e si è scritto di lui, è stato un Papa che è rimasto lì, a fronteggiare una tempesta dopo l’altra, spesso suscitate dai mass media che avevano un preconcetto nei suoi confronti. Ricordiamo che ha sempre detto: “Di fronte ai lupi, il vero pastore non fugge”. Ecco, io penso che Benedetto XVI abbia fatto veramente questo, e quando poi le acque si sono calmate, quando ha ritenuto che il pericolo immediato non ci fosse più, ha avuto il coraggio di dire: “Ecco, io non sono più il pastore adatto per proteggere questo ovile: devo passare la mano a un altro”.

D. – Nel libro scrivi che Benedetto XVI è stato il Papa dell’essenziale, “ha focalizzato l’attenzione sulla questione della fede” …

R. – “Il Papa dell’essenziale”, perché ci sono due grandi assi che attraversano la sua vita e il suo pontificato in particolare. Innanzitutto, la questione della fede. Lui ha posto con grande forza, all’interno della Chiesa, questa questione: se non c’è la fede, tutto il resto diventa superfluo. Tra l’altro ha posto – ecco l’altro grande asse cartesiano – nei confronti del mondo, il tema del dialogo con il cristianesimo: il suo invito alla razionalità allargata, il suo invito al dialogo con i non credenti, il Cortile dei Gentili, tutte le iniziative che vanno in questo senso. Anche qui, una grande distanza tra il Papa reale e il Papa percepito. Il Papa reale, che ha sempre cercato il dialogo da uomo di cultura, innamorato del Vangelo e di Gesù Cristo, e il Papa che invece ci veniva presentato come refrattario al dialogo: penso che da questo punto di vista Benedetto XVI abbia ancora oggi tanto da insegnarci. E il suo magistero sta passando anche nel pontificato di Papa Francesco, il quale ovviamente lo reinterpreta secondo il suo stile e secondo i suoi canoni.

D. – Nella prefazione al libro, mons. Fisichella scrive che le domande che ha provocato Joseph Ratzinger in tutta la sua vita di servizio alla Chiesa, quindi non solo da Papa, non sono rimaste senza risposta: ecco, c’è la sensazione che in questi anni, da quando Benedetto XVI ha rinunciato al ministero petrino, ci sia anche una rilettura e anche forse una maggiore e migliore comprensione di quello che è stato il suo pontificato?

R. – Io penso proprio di sì. L’atto della rinuncia lo ha come spogliato di quell’aura preconcetta che abbiamo notato. Ci ha fatto vedere il vero Joseph Ratzinger, e appunto il vero Joseph Ratzinger è quello che dice alla Chiesa: “La fede è importante: senza la fede, tutto il resto scade – direbbe Papa Francesco – a una ong pietosa”, e il vero Joseph Ratzinger è quello che ha cercato costantemente di dialogare con gli uomini e le donne del suo tempo. E’ la stessa cosa che sta facendo – ripeto, con uno stile diverso dal punto di vista umano – Papa Francesco.