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Francesco al "Bambin Gesù": siete una famiglia dove la prima cura è l'amore

Ieri pomeriggio i bambini e ragazzi protagonisti della serie televisiva della Rai “I Ragazzi del Bambino Gesù” hanno incontrato papa Francesco - ANSA

Ieri pomeriggio i bambini e ragazzi protagonisti della serie televisiva della Rai “I Ragazzi del Bambino Gesù” hanno incontrato papa Francesco - ANSA

“Caro Francesco, grazie perché ci dai speranza e coraggio per il domani. Ti vogliamo bene!”. Con queste parole  ieri pomeriggio un gruppo di bambini e ragazzi ricoverati all’Ospedale Pediatrico “Bambino Gesù” di Roma, accompagnati dai loro genitori e dai medici che li hanno in cura, hanno voluto ringraziare Papa Francesco che li ha incontrati nell’Auletta dell’Aula Paolo VI. I ragazzi - dai 5 ai 18 anni – sono i protagonisti della serie televisiva della Rai “I Ragazzi del Bambino Gesù”. Il progetto è patrocinato, dal Ministero della Salute e dall’autorità garante per l’infanzia e l’adolescenza. Erano presenti, tra gli altri, la Presidente dell’Ospedale Pediatrico, Mariella Enoc e il Direttore Generale della Rai, Antonio Campo Dall’Orto. Ascoltiamo il servizio di Marina Tomarro:

“Mi chiamo Sabrina, faccio parte del Progamma “I ragazzi del Bambin Gesù”. Loro sono i miei amici Letizia, Klizia, Ginevra, Sara, Caterina, Alessia, Flavio, Giulia, Roberto e Simone”.

Sono loro i protagonisti della serie televisiva I ragazzi del Bambin Gesù che insieme ai lori genitori hanno voluto salutare il Papa e raccontargli le loro storie e la gioia di essere stati accolti in un ospedale dove si sono sentiti circondati dall’affetto di una vera famiglia, che li spronava ad andare avanti e non arrendersi alla malattia Ma ascoltiamo le parole di papa Francesco ai piccoli:

“Grazie per queste fotografie, per questo libro, anche per la dedica… Sono tante storie. Ognuno di voi è una storia. Non solo i bambini ammalati, ma anche i medici, gli infermieri, quelli che visitano, le famiglie… Io dirò due cose che mi vengono adesso. Una l’ho notata quando siete venuti… Due mesi fa?... Il 15 dicembre scorso. Ho salutato e c’era la dott.ssa Enoc che mi accompagnava nel saluto, con qualche medico, e mi presentavano le persone. Sapevano i nomi di tutti, di ognuno: “Questo sta lottando per questa malattia…”. Sapevano anche cosa succedeva nella loro vita. E io ho percepito – lo avete detto anche voi, e poi riprenderò quello che avete detto voi – ho percepito che più che un ospedale questo è una famiglia, che è una delle parole che voi averte detto. Era più importante il nome, la persona, e solo alla fine si diceva la malattia, ma come un incidente, una cosa secondaria. C’è famiglia, no?”

E il Santo Padre ha sottolineato come spesso l’ospedale può fare paura ai bambini,  e allora è necessario andare  oltre le medicine  perché la cura è soprattutto nelle carezze, nell’amore che i sanitari devono trasmettere a questi piccoli pazienti. Ascoltiamo ancora le sue parole:

“Perché c’è sempre la funzione, l’ospedale… si deve fare questo… e c’è il pericolo, il rischio di dimenticare la medicina più importante che soltanto una famiglia può dare: le carezze! È una medicina troppo costosa, perché per averla, per poterla fare tu devi mettercela tutta, metterci tutto il cuore, tutto l’amore. E da voi ci sono le carezze! Le carezze dei medici, degli infermieri, della Direttrice, di tutti. Il Bambin Gesù, in questo ultimo periodo, è cresciuto tanto, e diventa una famiglia… Il bambino, il malato lì trova una famiglia. Famiglia e comunità, due parole che voi avete detto e ripetuto, e per questo voglio ringraziarvi, perché il Bambin Gesù è una testimonianza, una testimonianza umana… Umana.”

E all’ incontro ha partecipato anche la presidente dell’ospedale Mariella Enoc che ha illustrato al Papa il nuovo progetto dell’ospedale che verrà realizzato in Siria, per la formazione di coloro che dovranno stare vicino ai ragazzi che devono superare i traumi della terribile guerra che stanno subendo. Ascoltiamo la sua testimonianza.

R- In fondo, bisogna recuperare in Siria una generazione, una generazione che andrebbe perduta, perché diventerebbero violenti. Allora noi abbiamo pensato di fare quello e quindi di cominciare questo lavoro. Io al più presto andrò in Siria … Ma Le vorremmo anche dire una cosa, tutti insieme. Le vorremmo dire che quando Lei ha qualche bella idea, qualche bel progetto, si ricordi che questo ospedale è lì pronto per fare delle cose… Noi non vorremmo soltanto essere l’ospedale di Roma, del Papa, che è stato donato… Insomma noi vogliamo essere un ospedale che sa guarire, che sa curare, che sa amare ed è convinto che quello che loro hanno ricevuto, hanno diritto di riceverlo anche tanti ragazzi in tante parti del mondo.

E alla fine dell’incontro i ragazzi hanno chiesto al Papa di fare un selfie con loro , che li salutati ricordando ancora una volta l’importanza di essere famiglia in ospedale:

“Siete una famiglia! Chi è più importante in una famiglia? La mamma, il papà, i fratelli più grandi, i nonni, i bambini…ognuno è più importante, e voi siete tutti importanti, ma sempre insieme. Adesso, prima di salutarvi uno per uno, chiederò al Signore che vi benedica.”

E al termine dell’Udienza con il Santo Padre, i ragazzi con le famiglie, hanno incontrato anche il cardinale segretario di Stato, Pietro Parolin, ringraziandolo per quanto l’ospedale pediatrico ha fatto per loro e fa ogni giorno per tanti bambini non solo italiani, ma provenienti da ogni Paese del mondo.