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La preghiera secondo Francesco: un libro di padre Vito Magno

La copertina del libro di don Vito Magno - RV

La copertina del libro di don Vito Magno - RV

Un insieme di conversazioni radiofoniche trasmesse da Radio Vaticana diventano libro: “L’arma migliore, la preghiera secondo Papa Francesco”, del padre rogazionista Vito Magno, edito dalla Lev (Libreria Editrice Vaticana). Una sorta di instant book che racchiude sette interviste sulla preghiera ad esperti che partono da  stralci di omelie e di discorsi di Francesco, con la prefazione affidata al cardinale filippino Luis Antonio Tagle. Che tipo di arma è per il Papa la preghiera? Francesca Sabatinelli lo ha chiesto all’autore, padre Vito Magno:

R. – Uno strumento di opposizione alle forze del male. Non è la prima metafora che il Papa usa. Però questa, considerando anche i tempi di violenza che stiamo vivendo, ha una efficacia di attualità. La preghiera è veramente una grande forza e su questo punta Francesco. In fondo, la preghiera è un dialogo con Dio, come dice in questo libro la madre Canopi, che è una badessa, che ha scritto tanti libri sulla preghiera: è un ascolto soprattutto di Dio, è un metterci accanto a Lui e chiedere la sua protezione.

D. – La preghiera nella società di oggi trova spazio e in quale forma?

R. – La preghiera c’è, eccome. Soltanto che viene spesso rilegata, soprattutto dai media, a un fatto interiore privato, viene un po’ emarginata, non se ne parla molto. Ma in realtà, a vedere le folle che si radunano presso i santuari, presso San Pietro, la preghiera c’è. Forse sta cambiando, da un insieme di formule com’era magari prima concepita, a forme diverse, fatta di gesti, di silenzi, di contemplazione. Anche Papa Francesco stesso ci sta dando un esempio. La copertina del libro è uno di questi esempi. E’ una foto di quando lui andò a visitare la Terra Santa, a Betlemme, fece fermare la macchina davanti al muro che divide la Palestina da Israele e lì, inchinato con la mano che toccava il muro, pregò in silenzio, come ha pregato in silenzio anche nei campi di sterminio in Polonia lo scorso anno. E’ una preghiera fatta di gesti quella soprattutto di oggi, di silenzi, di contemplazione della natura. Anche questo è preghiera e questa non è in crisi. Sono invece in crisi le preghiere intese come formule antiche, classiche, come dice nell’intervista Enzo Bianchi: anche l’ateo prega quando in silenzio contempla o medita il suo testo umanistico. Ci sono altre forme di espressione, ma la preghiera è connaturata all’uomo, è un linguaggio dell’uomo fin dalla sua nascita, dalla sua creazione.

D.  – Chiara Amirante, Enzo Bianchi, suor Anna Maria Canopi, Angelo Comastri, Giuseppe De Virgilio, Corrado Maggioni, Aldo Maria Valli sono i protagonisti di questo suo libro che con lei parlano della preghiera…

R.  – Questo libro è nato come un piccolo trattato sulla preghiera. Le domande sono un centinaio, a 7 esperti di preghiera, su 7 punti fondamentali di un trattato di preghiera: l’identità, la spiritualità, la solidarietà, il giornalismo, su Maria. Sulla base delle parole del Papa si costruisce l’intervista, quindi il pensiero di Papa Francesco è a fondamento dei nostri colloqui.

D.  – La settima e ultima conversazione è dedicata a ciò che il Papa chiede sempre ai fedeli a conclusione di ogni appuntamento: “Non dimenticatevi di pregare per me”…

R. – Certamente. Proprio il cardinale Tagle, arcivescovo di Manila, lo dice a conclusione della sua prefazione. Prima di tutto per un senso di comunione ecclesiale, quindi fa parte di una visione del Papa, della Chiesa che è fatta di battezzati e siamo tutti battezzati allo stesso livello e come battezzati abbiamo bisogno l’uno dell’altro, di essere aiutati. Chi più del Papa, per il fardello che porta, per le responsabilità che porta? Poi anche, diceva sempre Tagle nella prefazione, per una coscienza dei propri limiti, che abbiamo tutti noi. Forse un aspetto importante della preghiera di Papa Francesco è il suo legame con i poveri, l’aspetto sociale. L’aspetto sociale e quello contemplativo sono due facce per Papa Francesco della stessa medaglia. Il cardinale Tagle dice esattamente questo: “I poveri sempre ovunque sulle labbra e nel cuore di Papa Francesco, dal loro incontro trae spunto per tenersi in contatto con Dio e dalla loro umiltà attinge il coraggio di bussare al cuore degli uomini”.