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Giovani a rischio alcool, ma al Vinitaly tante buone pratiche

Successo al Vinitaly - ANSA

Successo al Vinitaly - ANSA

Nel 2016 si stima che i consumatori giornalieri di bevande a base di alcool siano stati il 21,4%, il rischio è che l’eccesso sia sottovalutato soprattutto dai giovani. Va anche detto però che un consumo moderato di vino può essere positivo per la salute, e questo è stato ribadito nella manifestazione Vinitaly che si è chiusa ieri a Verona. Alessandro Guarasci:

In Italia abbiamo otto milioni e mezzo di bevitori a rischio per le quantità di alcol che consumano. Ma quello che preoccupa di più è che un terzo dei giovani che frequenta discoteche o spettacoli beve molto in un breve lasso di tempo. Alessandro Solipaca segretario scientifico dell’osservatorio Osservasalute

“Nei giovani tra gli 11 e i 17 anni abbiamo una prevalenza del 19 per cento dei consumatori a rischio, che sale al 22 tra i maschi e scende al 15,6 tra le femmine. Quindi questo è forse l’aspetto più preoccupante, almeno in prospettiva perché sappiamo che il consumo a rischio di alcool mina la salute fin da giovani. D’altra parte, gli stili di vita degli italiani si sono andati modificando anche dal punto di vista alimentare. Sono mode che purtroppo però creeranno in futuro problemi,  hanno sicuramente un impatto sulle condizioni di salute future”.

Ma c’è alcool e alcool. Il vino, ad esempio, non solo fa bene alla salute se assunto in quantità moderate, ma fa parte di una tradizione millenaria. Nel 2016 questa filiera ha dato lavoro a un milione e 300 mila persone. Cosa serve per rafforzare questa industria? Dino Scanavino, presidente della Confederazione Italia Agricoltori:

“Un sistema aggregativo complessivo che costituisca il sistema Italia. Noi abbiamo ancora molti sistemi regionali, territoriali, che promuovono il loro prodotto ma lo promuovono in modo non coordinato con il resto del sistema. Tante aziende piccole è una caratteristica della vitivinicoltura italiana; non demonizzerei così il piccolo ma cercherei di dare un’organizzazione al piccolo. Noi non diventeremo mai molto grandi perché non ci sono le caratteristiche per cui questo avvenga”.

Se ne è parlato anche al Vinitaly, il salone di settore che si è chiuso ieri a Verona e che in quattro giorni ha visto 128 mila presenze. Il valore dell’export italiano supera i 5 miliardi di euro. Rouenza Santandrea, coordinatrice del settore vino dell’Alleanza delle Cooperative:

“Per quanto riguarda la Brexit, c’è già stato un calo della sterlina, quindi con delle conseguenze anche sui prezzi dei vini italiani, europei, però se un vino è di moda continua a funzionare e infatti ha continuato a funzionare. Per quanto riguarda Trump e le politiche protezionistiche, per il momento gli Stati Uniti hanno dei grossi interessi commerciali con l’Europa. Credo che sarà difficile che proprio sul vino tengano un atteggiamento che possa creare loro problemi; tra l’altro anche loro sono forti esportatori di vino, non dobbiamo dimenticarlo”.

Un settore su cui stanno puntando anche molti giovani. Quali consigli può dare un imprenditore affermato come Stefano Bottega?

“Lavorare molto sulla creatività. Sia dal punto di vista del packaging che del contenuto si può innovare molto sempre nell’ambito della qualità e della biosostenibilità. Quello del vino è un mondo che si è molto evoluto negli ultimi 20 anni ma ritengo che ci sia molto da fare. Dobbiamo immaginarci come sarà tra 20 anni il vino italiano, quindi le bottiglie, le etichette, l’immagine della bottiglia potrebbe essere stravolta e sicuramente si andrà su contenuti sempre di maggiore qualità, prodotti biologici, per intenderci, di altissima qualità”.