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Un anno di Amoris laetitia. Mons. Fragnelli: uscire per includere

Il Papa benedice i giovani sposi all'udienza generale - RV

Il Papa benedice i giovani sposi all'udienza generale - RV

L'8 aprile dello scorso anno veniva pubblicata l'Amoris laetitia, l'Esortazione apostolica scritta da Papa Francesco a conclusione del percorso sinodale dedicato alla pastorale familiare. Per una riflessione sulla ricezione di questo documento pastorale, a distanza di dodici mesi, ascoltiamo mons. Pietro Fragnelli, vescovo di Trapani e presidente della Commissione della Conferenza episcopale italiana per la famiglia. L'intervista è di Fabio Colagrande:

R. – Il Papa, a conclusione del Sinodo, ci ha messo in mano un documento che ci invita a riscoprire tutta la ricchezza del messaggio cristiano sulla famiglia, una ricchezza che permane nonostante tutte le difficoltà e che mobilita o invita tutte le dimensioni pastorali della Chiesa italiana ad aprire la loro attenzione, a guardare con occhi nuovi questa realtà, a non fermarsi sugli aspetti negativi ma a cercare di proporre in modo positivo un’attenzione nuova, più organizzata, più meditata, più inclusiva.

D. – Appunto: accogliere, accompagnare, discernere, integrare, verbi-chiave del testo. Quale cambio di passo chiedono alla comunità ecclesiale?

R. – Sicuramente il cambio di passo per quanto riguarda anzitutto l’uscita, l’andare incontro a queste nuove situazioni. Il Papa vuole raggiungere tutti, il suo messaggio non privilegia alcun destinatario. Quindi c’è un invito a uscire. Ma per poter realmente “leggere” le nuove situazioni è necessario che la comunità cristiana si mobiliti in uno sforzo nuovo di formazione, di coinvolgimento dei laici con competenze specifiche, di rilancio della sensibilità e della spiritualità familiare, attinta alle sorgenti della Scrittura e della ricca tradizione ecclesiale. E’ un messaggio di speranza di cui dovremmo diventare sempre più capaci di essere portatori, perché gli uomini e le donne del nostro tempo attendono il rinnovato annuncio del mistero dell’amore cristiano che si celebra nella famiglia e si coniuga poi nelle diverse situazioni storiche e sociali di ogni famiglia.

D. – Ci sono secondo lei degli aspetti del testo rimasti oscurati dal dibattito sull’accesso alla Comunione dei divorziati risposati?

R. – Senza voler sottovalutare quello che l’opinione pubblica ha enfatizzato in questo periodo, credo che dobbiamo guardare ai tempi lunghi della ricezione. Un testo così denso come l’“Amoris laetitia” ha bisogno di essere accolto nella sua integralità, nella sua pienezza e quelle tematiche, relative soprattutto alla prassi sacramentale che sembrano avere attirato l’attenzione maggiore, sicuramente andranno contestualizzate in una visione globale. La prassi sacramentale è affrontata dalla “Amoris laetitia”, ma non nel senso di una banalizzazione, quanto, al contrario, di una esigente attenzione a tutto quello che oggi si fa per evitare schematismi che sembrano privilegiare alcuni ed escludere altri. Nell’approfondimento teologico e pastorale, sicuramente “Amoris laetitia” si rivelerà sempre di più come la mappa, la bussola di cui avevamo bisogno per andare incontro all’umanità di oggi.

D. – Infine, mons. Fragnelli, come vivere in famiglia questa Pasqua 2017, alla luce dello spirito dell’“Amoris laetitia”?

R. – L’“Amoris laetitia” è un invito proprio alla bellezza e alla freschezza del quotidiano, pur nelle difficoltà a volte di natura economica o relazionale. Il Papa ci esorta a una qualità delle relazioni che è sempre collegata anche alla ricchezza del perdono reciproco che nasce dalla certezza che il Signore scommette su ognuno di noi: ognuno di noi è prezioso, non esclude nessuno e anche chi ha sbagliato porta una ricchezza all’interno della vita della famiglia. E perciò Pasqua è sempre un mistero di riconciliazione, di misericordia, di un volto che si rialza e che torna all’abbraccio con i fratelli e le sorelle, con i componenti della realtà familiare; non solo: ma fa sì che ogni famiglia diventi anche ministero di riconciliazione, servizio alla riconciliazione nel territorio. E questa è sicuramente luce di Pasqua che si diffonde anche attraverso la famiglia, la famiglia in Italia e nel mondo.