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La musica sacra nel Venerdì Santo: intervista con mons. Palombella

Lo Stabat Mater nella musica sacra del Venerdì Santo - RV

Lo Stabat Mater nella musica sacra del Venerdì Santo - RV

Della liturgia la musica è parte integrante e la Chiesa da sempre la propone ai fedeli per sottolineare i grandi misteri della fede. Così durante il Triduo Pasquale e soprattutto nel Venerdì Santo. Lo Stabat Mater, melodia gregoriana del XIII secolo, ad esempio, è tutt’ora rappresentato nelle chiese di tutto il mondo, ma anche nei teatri perché considerato uno dei massimi capolavori della musica sacra di tutti i tempi. Al microfono di Adriana Masotti, mons. Massimo Palombella, direttore della Cappella musicale pontificia “Sistina”:

R. – In generale, della musica scritta per la liturgia il meglio della produzione si concentra nel Triduo Pasquale che è il cuore dell’Anno liturgico. In particolare, di questo Triduo, nel giorno di Venerdì Santo le migliori produzioni per la musica sacra hanno avuto come tema la Passione e la morte del Signore. La musica destinata alla liturgia si esprime, in questo caso in particolare, attraverso il canto gregoriano e la polifonia classica del Rinascimento. Sono queste le due forme esemplari e normative da un punto di vista metodologico e teologico perché noi troviamo, attraverso queste forme musicali, una grande esegesi del mistero della Passione e morte del Signore. Allora, il Venerdì Santo è un giorno in cui si concentra veramente una qualità di scrittura altissima con questa preoccupazione di spiegare la Passione e morte del Signore. Pensiamo al “Popule meus”, “Popolo mio che cosa ti ho fatto…”, come rende e come manifesta il dolore, nonostante sia un pezzo molto semplice. Pensiamo soltanto allo “Stabat Mater” che è inserito in questa celebrazione, il Messale lo prevede - ho in mente sia lo “Stabat Mater” gregoriano, ma anche quel grande monumento che è lo “Stabat Mater” a doppio coro di Giovanni Pierluigi da Palestrina che la Cappella musicale pontificia ha eseguito in questi ultimi anni al Venerdì Santo durante l’adorazione della Croce, veramente un monumento interpretativo di un testo. Aggiungo un altro esempio: il famoso “Miserere” di Gregorio Allegri che quest’anno la Cappella musicale pontificia alla celebrazione del Venerdì Santo, durante l’adorazione della Croce, canterà nella sua versione originale, quella del codice sistino del 1661, il manoscritto di Allegri.

D.  – Diceva che lo “Stabat Mater” può essere inserito nella liturgia, lo sentiremo anche nella Via Crucis con il Papa al Colosseo, però questo testo è andato ben al di là della liturgia. Sono oltre 400 i musicisti che ne hanno fatto diverse versioni. Perché questo grande interesse, secondo lei?

R.  – E' un testo originariamente attribuito a Jacopone da Todi - poi gli studi hanno dimostrato che non è di Jacopone ma è precedente a Jacopone - ma è un testo dove c’è tutto il mistero del dolore, c’è la figura di Maria, c’è Cristo, quindi è un testo completo da questo punto di vista e poi è una sequenza. Per cui in qualche modo apparteneva anche a una fruizione non semplicemente legata ad un contesto strettamente liturgico, ma anche adatta ad un contesto più popolare. Questo ha permesso un grande interesse e diffusione di questo testo. Cito, perché tutti lo conosciamo, quello di Verdi che è una cosa grande e ci si accorge, conoscendo quello di Palestrina, come Verdi abbia attinto tanto da quello.