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Commento di don Sanfilippo al Vangelo della Domenica di Pasqua

La Resurrezione (Piero della Francesca, XV secolo) - ANSA

La Resurrezione (Piero della Francesca, XV secolo) - ANSA

Nel giorno di Pasqua, la liturgia ci presenta il Vangelo in cui Pietro e Giovanni corrono verso la tomba di Gesù. Pietro entra per primo nel sepolcro e osserva i teli posati là e il sudario – che era stato sul suo capo – avvolto in un luogo a parte. Poi entra anche Giovanni:

“E vide e credette. Infatti non avevano ancora compreso la Scrittura, che cioè egli doveva risorgere dai morti”.

Sulla Pasqua di Resurrezione ascoltiamo una breve riflessione di don Gianvito Sanfilippo, presbitero della diocesi di Roma:

Dio ci ha dato un appuntamento in questa notte, diversa da tutte le altre, invitandoci a stare svegli nella” Madre di tutte le veglie”, perché Egli viene, nella celebrazione solennissima della Risurrezione di suo Figlio, a sbaragliare i nostri nemici spirituali. Cerchiamo di partecipare a questo evento proprio nella notte, se possibile, perché il nostro cuore è trasformato più efficacemente e anche noi veniamo risorti con Lui ad un nuovo modo di vivere. La Pasqua di Gesù Cristo non è solo il ricordo del passato, ma un “memoriale”, dove il braccio potente di Dio opera, ancora una volta mirabilmente in nostro favore, mettendo in fuga il demonio che, senza posa tenta di intristirci e di scoraggiarci. La Parola proclamata nell’assemblea dei credenti, torna a compiersi in favore di chi la crede viva ed efficace; correndo al sepolcro in questa liturgia e scoprendolo vuoto, anche la fede di ognuno viene corroborata e trasmessa alla nuova generazione dei credenti, e dal fonte battesimale nascono nuovi figli di Dio. Chi fa esperienza della potenza del Risorto non può tacere: l’Alleluja sgorga nel canto e il desiderio di far conoscere il Signore tornato dai morti, prevale su ogni timore, rinnovando lo slancio della missione e dell’Annuncio: “La nostra morte è vinta! Cristo è veramente risorto!”.