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Nord Corea pronta a guerra totale. Cina: guerra è possibile

La sfilata a Pyongyang - AP

La sfilata a Pyongyang - AP

Nel pieno delle tensioni con gli Stati Uniti per il rischio di una nuova guerra nucleare, la Corea del Nord ha avviato le celebrazioni per il 105° anniversario della nascita del padre fondatore Kim Il-sung, nonno dell’attuale leader Kim Jong-un. Mostrati dalla tv nazionale anche prototipi di missili intercontinentali. Il servizio di Giada Aquilino:

Una parata che si ripete negli anni: migliaia di soldati in marcia sulla piazza di Pyongyang intitolata al capostipite della dinastia Kim, carri armati, razzi e stavolta anche prototipi di missili intercontinentali trasportati su camion in sfilata, sotto lo sguardo vigile di Kim Jong-un. Nell’anniversario della nascita del nonno dell’attuale leader nordcoreano la cerimonia militare con l’ostentazione di missili - che, secondo gli analisti, potrebbero un giorno essere in grado di colpire pure gli Stati Uniti - assume un carattere particolare. Il regime si è detto infatti pronto alla “guerra totale” e ad un “attacco nucleare” per rispondere a quelle che ha definito provocazioni di Washington. Non escluso un possibile nuovo test atomico: in molti pensano possa essere proprio oggi o domani. La situazione nella penisola coreana è “pericolosa”, ha detto la Cina che teme un conflitto “in ogni momento”, dal quale peraltro - afferma - “non ci saranno vincitori”. Dopo le dichiarazioni del presidente statunitense Donald Trump secondo cui Pyongyang “è un problema” di cui Washington si occuperà, l’emittente Nbc ha rivelato che gli Usa sono pronti a raid con armi convenzionali contro la Corea del Nord nel caso di esperimenti nucleari. Quanto è alto allora il rischio di un conflitto? Risponde Fulvio Scaglione, esperto di geopolitica di Famiglia Cristiana:

R. – Quando la tensione si alza così tanto e anche in maniera così improvvida, i rischi ovviamente ci sono. Non credo, onestamente, si rischi un vero conflitto e tantomeno nucleare, perché non tutti i protagonisti della situazione sono su un pari livello di agitazione. A me pare che gli elementi più pericolosi in questa fase siano due. Da un lato, la follia del regime della Corea del Nord e, dall’altro, l’improvvisazione dell’amministrazione americana, che è ancora più pericolosa perché Donald Trump ha fatto una specie di svolta a “U”, a 180 gradi, nella sua politica ed è passato ad una politica che è esattamente opposta a quella che aveva promesso durante la campagna elettorale. Trump è diventato una specie di “Donald Bush” o di “Trump-bama”.

D.  – Perché proprio adesso è successo?

R. - Perché l’avvio della sua presidenza non è certo stato ricco di successi, pensiamo al caso dell’Obama-care, cioè della riforma sanitaria di Obama che lui voleva eliminare, abrogare, e non è riuscito a farlo per mancanza di voti. Questo ci dice che patisca una fronda fortissima interna, sia sul lato del partito democratico ma anche sul lato di quel partito repubblicano che invece dovrebbe sostenerlo. Questa è la situazione che vive Trump. Per uscirne, ha deciso di sposare le posizioni, in politica estera, dei suoi critici.

D. - In questo quadro vanno letti anche i bombardamenti in Siria e la superbomba in Afghanistan?

R. – Secondo me sì, perché c’è molto teatro in queste azioni. Nel bombardamento sulla Siria, quei 50 missili per quasi metà sono finiti fuori bersaglio, quelli che sono arrivati hanno fatto poco danno in realtà all’apparato militare siriano e i russi erano stati avvertiti. Stessa cosa per la superbomba in Afghanistan, dove l’atto è perfino più cinico perché la superbomba era destinata a fare spettacolo. Nessuno crede che con questa superbomba si sia riusciti a mettere un freno alla ribellione dei talebani e di altri gruppi in Afghanistan, così come nessuno può credere che non ci siano state vittime civili come gli americani proclamano.

D. – La Corea del Nord aveva già mostrato al mondo le sue parate militari: perché quest’anno Kim Jong-un ha deciso di far sfilare anche i prototipi di missili intercontinentali?

R. – La Corea del Nord fa quello che altri Paesi, per esempio l’Iran, hanno cercato di fare. Se uno Stato sa che una superpotenza come gli Stati Uniti può decidere dall’oggi al domani di invaderti, come è successo in Iraq, o di smantellare il tuo Paese, come è successo in Libia, oppure di aiutare coloro che vogliono smantellare il tuo Paese, come succede in Siria, ovviamente cerca di proteggersi. E la Corea del Nord, che è considerato un cosiddetto Stato “canaglia”, cerca di proteggersi con la bomba atomica e con i missili che possono portarla molto lontano. Non c’è nulla di particolarmente nuovo in tutto questo se non fosse che la Corea del Nord è un Paese che ha spesso fatto morire di fame i propri cittadini per pagarsi il lusso di questa superprotezione nucleare.

D. – Qual è il ruolo di Russia e Cina?

R. – Mi sembrano due Paesi che sono pienamente coinvolti in tutte queste crisi. Certamente non sono guidati da filantropi o da personaggi disinteressati o privi di cinismi politici e non solo politici. Però nella situazione odierna sono due elementi di moderazione. Ultimamente ho letto dei rapporti di generali americani e, tra questi, anche un ex capo di Stato maggiore delle forze armate americane che - secondo me molto saggiamente - invitavano i politici americani a considerare che il vero sistema per disinnescare la minaccia della Nord Corea non è tentare della avventure militari, ma è instaurare un vero dialogo politico con la Cina, che è ovviamente non solo il Paese più interessato a che quell’area sia stabile e pacifica ma anche il Paese che su quell’area ha il maggior controllo politico e non solo.