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Centrafrica. Don Bondobo: cresce la pace nel Paese

Il Papa in Centarfrica - AP

Il Papa in Centarfrica - AP

La situazione in Centrafrica è sempre precaria. La pace ancora fatica ad arrivare definitivamente, con sacche di violenza che persistono in alcune zone del Paese. I fedeli cattolici hanno comunque potuto celebrare la Pasqua in modo sereno e festoso. Ascoltiamo don Mathieu Bondobo, vicario generale dell’Arcidiocesi Bangui, al microfono di Sergio Centofanti:

R. – La capitale Bangui è tranquilla, è in sicurezza. Però da alcune zone del Paese, ci arrivano notizie di gruppi ribelli che si scontrano, si combattono tra di loro. Tutto questo ha delle conseguenze sulle popolazioni che scappano, vanno nella foresta o in alcuni Paesi vicini come Sudan e Ciad per rifugiarsi.

D. - A Bangui come va la convivenza tra musulmani e cristiani?

R. - La convivenza tra musulami e cristiani procede passo dopo passo e ogni passo compiuto è un successo, perché per questa crisi che abbiamo avuto non si può trovare una soluzione così immediata e veloce, perché una soluzione di questo tipo non arriverebbe fino in fondo al problema. É per questo che il passo può essere lento, però un passo compiuto, a mio parere, è un passo compiuto bene. Questo è quello che stiamo facendo ora a Bangui. Ci sono delle zone dove era impossibile andare sia per i cristiani che per i musulmani. Ora questo non si verifica più, quindi questi, a mio parere, sono dei segni positivi di questa convivenza che piano piano sta ritrovando una situazione di normalità.

D. - C’è il pericolo che l’estremismo islamico penetri anche in Centrafrica?

R. – No, non c’è questo pericolo perché in Centrafrica nessuno è pronto a vivere di nuovo quello che abbiamo vissuto. Pian piano c’è anche questa presa di coscienza da parte della popolazione, perché, diciamo la verità, tante persone sono state manipolate, dicono di essere state ingannate e quindi questa presa di coscienza, per me, è la chiave per evitare ogni pericolo.

D. - Si vedono ancora gli effetti positivi della visita del Papa in Centrafrica?

R. - Gli effetti positivi continuano. Si parla ancora di questa visita del Santo Padre che è stata veramente una chiave che ci ha aperto una porta e tutti stiamo passando attraverso questa porta di speranza, di pace, di non violenza. Ci sono tanti lati positivi: ci sono incontri tra musulmani e cristiani,  poi c’è anche questo progetto del complesso pediatrico a Bangui, il villaggio di Papa Francesco, nella zona “Chilometro 5” c’è la possibilità di ricostruire la chiesa distrutta, di costruire anche una scuola che i bambini musulmani e quelli cristiani potranno frequentare, insieme ai professori, anche questi musulmani e cristiani. Ci sono delle belle prospettive per il futuro di questo Paese grazie a questo dono: la visita del Santo Padre.

D. - Come intendete vivere questo periodo pasquale?

R. - Questa Pasqua secondo me è un Pasqua missionaria. Io parto dal Vangelo stesso; è Gesù stesso che dice: “Andate a dire ai miei fratelli che io vi precedo in Galilea”. Cristo chiama fratelli i suoi discepoli che lo hanno abbandonato, che lo hanno tradito e rinnova loro la sua fiducia, questo è molto importante. Quindi anche noi, risorti con Cristo, siamo chiamati a vivere non solo per noi stessi questa gioia pasquale,  ma ad andare alle periferie  - come dice Papa Francesco  -, nelle zone dove manca la pace della Pasqua per annunciare questa Buona Notizia: Cristo è risorto e ci chiama fratelli. Quindi non ci sono più nemici: una Pasqua missionaria in Centrafrica.